8 Febbraio 2023

Bce, le nuove dichiarazioni portano scompiglio in Borsa

Le dichiarazioni di Christine Lagarde sui nuovi aumenti dei tassi e sulla vendita, dal prossimo marzo, dei titoli di stato detenuti da Bce con una cadenza iniziale di 15 miliardi di euro ogni mese, hanno portato sconquasso sui mercati. E’ vero che le banche centrali hanno spento un rimbalzo che stava già affievolendosi, comunque le Borse hanno perso più del 3% e i nostri Btp oltre l’8%.

La numero uno della Bce ha anche auspicato una rapida approvazione del Mes da parte dell’Italia. Siamo infatti l’unico stato membro a non dare via libera al fondo salvastati. I timori espressi da alcune forze politiche sono però comprensibili: a quanto previsto, il Mes sarebbe dotato di poteri troppo ampi, al limite dell’autoreferenzialità.

Finora il veto sembra resistere, ma le pressioni sono molte e il parlamento dovrà probabilmente tornare sui suoi passi. Come per il “caso-Pos”. Nella manovra l’innalzamento del tetto – effettivamente eccessivo – era comunque una misura assolutamente marginale, ma, alla fine, le critiche di Bruxelles sono state sufficienti per convincere il governo a mantenere invariato il limite. Quanto sarà possibile resistere sul Mes, argomento centrale per l’Ue?

Detto questo, gli scenari di un futuro cashless fanno davvero paura. Il blocco dei prelievi bancomat in Grecia nel passato e, più recentemente in altri stati (anche democratici), l’utilizzo di questa leva per fermare la dissidenza generano il timore che una società senza contante possa essere esposta ad abusi di potere e interventi oltre il limite del consentito.

A sorpresa la Banca centrale del Giappone ha dato via libera all’oscillazione dei tassi sulle obbligazioni decennali pari a 50 basis point (in entrambe le direzioni), per “migliorare il funzionamento del mercato e incoraggiare una formazione più fluida dell’intera curva dei rendimenti, mantenendo nel contempo condizioni finanziarie accomodanti”.

La nuova strategia ha causato un tonfo alla Borsa di Tokyo e una forte volatilità dello yen.

La bufera imperversa ovunque, ma il prezzo del petrolio è ancora sotto gli 80 dollari al barile, anche a causa degli aumenti dei tassi. L’eventuale ricostituzione delle riserve, su cui l’amministrazione Biden non si è ancora espressa, potrebbe provocare un rincaro del greggio.

E’ stato trovato un nuovo accordo europeo, che ha fissato il price cap del gas a 180 euro a megawattora. Un limite purtroppo ancora troppo alto che non evita rischi fortissimi per le economie dei paesi europei.

Tra gli stati fornitori di materie prime c’è anche il Qatar, al centro dell’attenzione per i Mondiali di calcio, ma anche per le indagini sui finanziamenti illeciti agli europarlamentari.

Ci si chiede anche quanto la conquista della Coppa del Mondo possa contribuire a combattere le difficoltà dell’Argentina, vicina all’ennesimo default sul debito estero, vista l’inflazione-monstre del 99,6%. La vera impresa sarà sistemare una situazione economica ancora una volta ampiamente fuori controllo.

(di Carlo Vedani, amministratore delegato di Alicanto Capital)

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