Il gruppo consiliare “Insieme in Comune” ha presentato una interrogazione al sindaco e alla giunta di Aulla in merito all’installazione di una stazione radio base 5G in località Caprigliola, chiedendo chiarimenti sugli atti amministrativi adottati, sul coinvolgimento della cittadinanza e sulla pianificazione urbanistica futura. Il documento, firmato da cinque consiglieri (Filippo Coppelli, Maria Lombardi, Marco Cargiolli, Monja Brunelli e Silvia Magnani) invoca anche la convocazione urgente del Consiglio comunale entro venti giorni.
Il punto di partenza è la determina n. 611 del 4 novembre 2025, emessa dall’Unione dei Comuni Montana Lunigiana, con cui si concludeva positivamente la conferenza dei servizi per l’installazione di un impianto INWIT SpA in via Mantero, foglio 49, particella 1959. L’interrogazione sostiene che i residenti delle aree limitrofe non sarebbero stati “preventivamente informati o coinvolti tramite alcun processo di partecipazione”.
Su questo punto, tuttavia, la posizione dell’amministrazione comunale era già nota e documentata ben prima della presentazione dell’interrogazione. Il Comune di Aulla aveva già formalizzato la propria contrarietà negli atti tecnici del 29 settembre 2025 e aveva già tenuto incontri pubblici con la cittadinanza sull’argomento, come confermato dallo stesso sindaco Roberto Valettini in una nota diffusa il 16 febbraio 2026. La richiesta dell’opposizione di promuovere “anche a posteriori” un confronto pubblico descrive quindi una situazione già avvenuta.
Sul piano normativo, i margini di intervento del Comune restano oggettivamente limitati, indipendentemente dall’orientamento politico dell’amministrazione. Il D.Lgs. 259/2003, Codice delle comunicazioni elettroniche, qualifica le infrastrutture di telefonia mobile come opere di pubblica utilità, assimilate alle opere di urbanizzazione primaria. Questo significa che possono essere collocate in qualsiasi zona del territorio comunale. I Comuni possono adottare regolamenti per disciplinare la localizzazione – con riferimento a siti sensibili specifici e nel rispetto della copertura del servizio – ma non possono opporre divieti generalizzati né introdurre limiti alle emissioni diversi da quelli fissati dallo Stato. Una giurisprudenza consolidata del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha sistematicamente annullato i provvedimenti comunali che tentavano di fare altrimenti. Lo stesso sindaco Valettini ha riconosciuto pubblicamente che “i recenti indirizzi e i bandi legati al PNRR conferiscono alle aziende poteri speciali che tendono a bypassare i veti dei singoli sindaci” e che gli uffici comunali confermano spazi di manovra “ridottissimi”.
L’interrogazione chiede inoltre che venga adottata una mozione consiliare che “esprima chiaramente la volontà della comunità locale”. Trattandosi di una materia in cui la competenza decisionale è riservata allo Stato, un atto di indirizzo del Consiglio avrebbe valore esclusivamente politico-simbolico, senza effetti giuridici sull’iter autorizzativo già avviato.
Restano invece legittime e pertinenti alcune delle richieste tecniche contenute nell’interrogazione: la verifica della regolarità degli atti amministrativi adottati, la localizzazione precisa dell’impianto, l’accertamento di eventuali vincoli di uso civico sul terreno interessato – quest’ultimo un aspetto che potrebbe avere rilevanza giuridica concreta – e la futura pianificazione del Piano Antenne nel nuovo Piano Operativo Comunale.
