Lui non è certo persona che abbia necessità di tante presentazioni. Mario Lavezzi, ospite venerdì scorso all’Ospedale delle Apuane nel calendario dei Donatori di musica, infatti è uno dei cantautori (più autore che cantante in realtà) più conosciuti ed apprezzati che il panorama musicale italiano possa vantare.

E difatti è arrivato con un’ora di anticipo, ha preteso la sistemazione degli impianti audio e musicali, ha fatto due velocissime prove, e, solo dopo che le numerose persone che lo attendevano sono finalmente entrate nella sala, si è concesso. Però, tutto questo lo ha fatto mostrando una disponibilità, una gentilezza, una cordialità ed un’attenzione che lo hanno fatto apparire subito più un vecchio amico in vena di rimpatriata che non il personaggio che invece rappresenta.

Il primario del reparto di Oncolgia, Andrea Mambrini, lo ha velocemente presentato, ringraziandolo per il breve concerto e precisando che: “Il nostro ospite ha, fra le altre sue molte virtù, anche quella di non essere superstizioso. E difatti oggi venerdì 17 giugno alle ore 17 lo troviamo qui ad allietarci il pomeriggio.”

Il microfono è poi passato a Mario Lavezzi che ha voluto, velocemente, raccontare i suoi esordi: “Inviato come militare di riserva a Gibellina (1968 terremoto in Sicilia), mi sono ritrovato disperato, solo, senza prospettive ed inchiodato ad un ruolo che non condividevo. E così, sconvolto da questo tormento, ho trovato sollievo scrivendo la mia prima canzone: Il primo giorno di primavera, poi portata la successo dal complesso Dik Dik.”

Ha poi continuato per quasi un’ora sciorinando, una dietro l’altra, un numero impressionante di canzoni tutte conosciutissime, molte famosissime delle quali in molti non sapevano neppure che ne fosse l’autore. Moltissimi i brani che Mario Lavezzi ha proposto con l’aiuto di una chitarra acustica in carbonio (che ha scatenato l’invidia di diversi spettatori) quali: E la luna bussò, In alto mare, Torneranno gli angeli, Perdutamente, Insieme a te, Vita, Varietà. Molti condotti in coro con i presenti, un paio vissuti in coppia con il direttore Andrea Mambrini. Qualche bis, molti selfie, tantissimi applausi per un’artista che non si è risparmiato. Un’icona della nostra musica che ha lasciato un’impronta davvero indelebile nell’animo e nella mente dei tanti che lo hanno potuto apprezzare nella piccola saletta dell’ospedale.

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