Ho ascoltato il veemente discorso di Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici e sono rimasto decisamente colpito dalle sue parole, che riporto integralmente qui sotto.

“Non saremo noi i soldati delle vostre guerre! Se queste destre ci porteranno ad un vero conflitto, alle armi andateci voi! Perché noi organizzeremo i disertori! Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare davvero a tutti un salario dignitoso, garantire le cure, significa che nessuno del nostro paese deve sentirsi solo al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere. Io ho speranza, ho speranza perché so che Elly Schlein queste cose le crede davvero. E allora non saremo spettatori e arriveremo senza chiedere il permesso”.

Iniziamo. Solo le destre fanno le guerre? La guerra è sbagliata sempre e comunque, non va mai giudicata in base a chi la fa. Non c’è una distinzione, secondo Virginia Libero, tra aggressione e difesa?

Io immagino che molti dei Giovani Democratici partecipino ogni anno ai festeggiamenti per il 25 aprile, farlo significa ricordare tutti coloro che per liberare l’Italia hanno scelto di esporsi, compreso le partigiane, donne che nessuno aveva chiamato alle armi, che non dovevano disertare e che non avevano mai preso un fucile in mano. Per essere più precisi, secondo le stime di ANPI ci furono circa 35mila donne combattenti e almeno il doppio nei gruppi di difesa della donna. Furono arrestate in migliaia, furono deportate e uccise proprio perché non scappavano da una guerra ma vi entravano di loro spontanea volontà, stando dalla parte giusta.

Mi piacerebbe che molti dei Giovani Democratici capissero una cosa: chi nascondeva un disertore – dopo l’8 settembre 1943 – lo sfamava, lo curava, lo riforniva, faceva parte della Resistenza a pieno titolo e non se ne tirava fuori. Si chiama resistenza civile: togliere uomini all’esercito di Salò e alle coercizioni dei tedeschi erano danni concreti ai nemici. Le famiglie nascondevano i figli per questo.

La stessa cosa viene fatta oggi ad esempio in Georgia da Idite Lesom, organizzazione che dal 2022 mira a sottrarre soldati russi dalla coscrizione per il combattimento in Ucraina.

Quindi cosa significa organizzare i disertori? In caso di una guerra di aggressione da parte dell’Italia significherebbe fare quello che accadde con la Resistenza. In caso in cui l’Italia si difendesse vorrebbe invece dire aiutare i disertori a tornare a casa, facendo un favore all’invasore. Questo è il punto meno chiaro. Sembra quasi che organizzare i disertori significhi chiamarsi fuori.

Eppure le donne della Resistenza non fecero così, nessuno le aveva chiamate alle armi, non erano figure simboliche (imbracciavano fucili e combattevano. Nessuno dice che è il pacifismo sia sbagliato ma che se si condivide la memoria del 25 aprile si condivide anche la memoria di chi non si sottrae, di chi si espone con o senza armi. Una segretaria nazionale che si appella a quella storia, tradizionale di ogni corrente progressista, deve fare i conti con quelle ragazze che sfilarono vittoriose nei giorni della Liberazione. Non solo con l’articolo 11.

Immaginate di essere nell’autunno 1944, gli Alleati fermi sulla Gotica, i tedeschi si riorganizzano, il proclama Alexander chiede alla Resistenza italiana di fermarsi e aspettare che passi l’inverno. Quello è l’inverno più duro di chi sceglie di resistere, è lo stesso che descrive Renata Viganò nell’Agnese va a morire:

“Un giorno, a un tratto, la libertà si fermò. Non aveva più voglia di camminare. Se ne infischiava di quelli che l’aspettavano, mancava all’appuntamento senza un motivo, come fanno gli innamorati già un po’ stanchi”.

Ecco, di fronte a questo come si può dire “organizzeremo i disertori”? I partigiani non dissero “alla guerra andateci voi”, rimasero, senza obbligo e senza l’aiuto per l’inverno. Poi arrivò la libertà.

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