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C’è un posto in Italia, nell’anno del Signore 2025, dove la modernità è arrivata in ritardo e quando ha suonato il campanello, le hanno sbattuto la porta in faccia.
Benvenuti a Fivizzano, Lunigiana, dove la tecnologia fa fatica a penetrare più della nebbia sulle Apuane. Qui, tra castagni, sagre e cablaggi fantasiosi, nasce un nuovo comitato: si chiama “No 5G Fivizzano” e combatte con fervore l’installazione di nuove antenne, viste evidentemente come antenati degli alieni o portali energetici per forze oscure. Come si legge oggi sulla stampa locale, sono attivissimi nei mercati rionali: mentre compri due etti di lardo, di pollo allo spiedo o acciughe sotto sale, ti offrono una penna per firmare contro “le onde”.
Il tutto mentre, a pochi chilometri di distanza, 80 residenti di Monzone Alto sono completamente isolati da oltre un mese. Nessuna linea fissa, nessun segnale mobile, nessun Wi-Fi. Una bolla temporale dove neppure uno “ciao” su WhatsApp riesce a uscire, come se l’intero borgo fosse stato sigillato da uno stregone della TIM.
La cosa più surreale è che, mentre le famiglie si arrampicano sui tetti con lo smartphone in mano sperando nel miracolo di una tacca, qualcuno ha deciso che le antenne sono il problema, non la soluzione. E allora via, raccolta firme, email indignate (da Libero Mail, sicuramente), e volantini con titoli degni di “Voyager: l’ignoto che ci circonda”.
Ora, qualcuno potrebbe pensare che questa sia una parodia. E invece è tutto vero.
Da una parte c’è lo Stato italiano che, con soldi veri (tipo 6,7 miliardi del PNRR) cerca di colmare il divario digitale nelle cosiddette “aree bianche” — quelle dove anche il fax è un lusso. Dall’altra ci sono cittadini che, pur vivendo in una realtà dove l’80% degli edifici rurali ha almeno 30 Mbps, preferiscono la candela al LED, il piccione alla fibra, la paura alla conoscenza.
E così si arriva al corto circuito perfetto: c’è chi soffre perché non c’è campo, e chi combatte per impedirne l’arrivo. C’è chi denuncia che non si può chiamare il medico, e chi denuncia che le antenne “disturbano l’aura”. Una danza tragicomica in cui gli anziani restano isolati e il progresso viene respinto come un venditore porta a porta di aspirapolvere.
La morale? Se un giorno sentite parlare di un nuovo blackout digitale a Fivizzano, non sarà colpa di un fulmine. Sarà colpa di chi, per paura delle onde, ha preferito il silenzio.
E magari ha pure stampato la petizione… col modem a 56k.