venerdì 14 Giugno 2024

24 agosto ’44, quando i fascisti e i nazisti compirono una strage a Vinca e nei dintorni

Il testo che riportiamo di seguito è tratto da una scheda compilata accuratamente da Gianluca Fulvetti e Marco Conti, del gruppo di ricerca “Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (settembre 1943 – maggio 1945)”, Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca:


Nell’agosto 1944 i comandi tedeschi del 75. Corpo d’Armata responsabile della protezione della Linea Gotica occidentale sono messi a dura prova dalla crescente attività del movimento partigiano che disperso sulle alture apuane sabota ponti ferrovie strade rallenta i lavori di fortificazione del tracciato difensivo e tende ripetute imboscate alle truppe occupanti.

Il 18 agosto un automezzo tedesco è attaccato lungo la strada tra Monzone e Vinca: nell’episodio perde la vita un ufficiale nazista. Gli Stati generali della 16. Panzer Grenadier Division “Reichsführer SS” riuniti a Massa decidono di reagire pianificando un ampio rastrellamento sul massiccio montuoso delle Apuane. L’azione riceve l’ordine operativo direttamente dal generale Max Simon ed è curata dal colonnello Looss sin nei minimi dettagli, preceduta da uno scrupoloso lavoro di spionaggio e di esame del territorio grazie anche alle delazioni di “infiltrati” fascisti. Si discute del rastrellamento una prima volta la sera del 21 agosto presso il quartier generale di Massa, dove Looss impartisce alla ventina di ufficiali presenti spiegazioni sui rispettivi compiti. Una seconda riunione si tiene la sera del 23 presso il comando del tenente Saalfrank a Carrara, ed è preseduta da Reder, che riceve nuovamente da Simon il comando dell’operazione. Dal comando del maggiore Walter Reder responsabile del 16. Battaglione Esplorante dipendono diverse compagnie appartenenti alla “Reichsführer SS”, quale il reggimento corazzato, unità della Flak e del servizio logistico assieme ad altre unità delle SS e della 20. Divisione da Campo della Luftwaffe, oltre a un centinaio di brigatisti neri carraresi messi a disposizione dal colonnello Giulio Lodovici. Il raid antipartigiano esordisce la notte del 24 agosto per terminare soltanto tre giorni dopo. Ogni paese incontrato sul cammino dei tedeschi è raso al suolo le abitazioni date alle fiamme le chiese demolite mentre coloro che non sono riusciti a fuggire in tempo nei boschi vicini – anziani malati e infermi uomini e donne colti alla sprovvista dal rastrellamento – sono fucilati senza pietà.

I centri maggiormente investiti dal rastrellamento sono quelli di Gragnola, Monzone Alto, Equi Terme, Corsano, Lorano, Tenerano, Gallogna, Campiglione, Viano, Vezzanello, Cecina, Terma, Posterla, Colla.

Nella frazione di Gragnola, punto nodale della manovra di accerchiamento operata dalle truppe, avviene la prima strage: nove uomini vengono fucilati nei pressi del paese, a seguito di un breve scontro, senza perdite, tra partigiani e nazifascisti.

Il massacro tocca il proprio apice a Vinca: punto di convergenza di più direttrici di attacco il paese è raggiunto una prima volta nel pomeriggio del 24 agosto dalla 1. Compagnia del 16. Battaglione Esplorante guidata dal tenente Segebrecht. Occupato il centro il giorno successivo lo stesso Reder rinforzato dalla 2. e 3. compagnia e da un plotone di brigatisti neri si dedica all’annientamento definitivo di ogni forma di vita esistente nella vallata. I suoi reparti setacciano scrupolosamente la valle di Vinca stanano i residenti nascosti nelle grotte e nei boschi ed eliminano con lanciafiamme mitragliatrici e granate decine e decine di persone.

Il 26 la “battaglia del Sagro”, uno scontro a fuoco fra i tedeschi e alcuni partigiani appartenenti alla Brigata “Ugo Muccini”, distoglie gran parte delle truppe dall’occupazione del paese. Ma il giorno successivo i reparti nazifascisti tornano a Vinca uccidendo buona parte dei superstiti tornati nel frattempo in paese saccheggiando le case ed incendiando l’intero abitato.

Per ben quattro giorni consecutivi dunque le truppe tedesche continuano a massacrare, caso unico in tutta la Toscana occupata. 159 le vittime, in maggioranza donne quasi la metà bambini e anziani con una percentuale non marginale difficile da quantificare ma intuibile dalle numerose testimonianze raccolte di malati e infermi. 9 muoiono a Gragnola, allora un’exclave del Comune di Fosdinovo, oggi invece integralmente in quelle di Fivizzano.

Articoli Simili

Verified by MonsterInsights