Il diabete nei bambini è in preoccupante aumento, così come l’obesità infantile. A lanciare l’allarme è la dottoressa Sonia Toni, responsabile della Diabetologia e Endocrinologia pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze, centro di riferimento nazionale per la cura dei più piccoli. Ogni anno, solo in Toscana, circa 140 bambini ricevono una diagnosi di diabete, con una crescita costante del 3,6% nelle nuove diagnosi di tipo 1.
Sabato 5 aprile la dottoressa Toni sarà ad Albiano Magra, ospite della Giornata di Prevenzione interregionale promossa dal Comitato della Croce Rossa locale, per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e dello stile di vita. Durante l’evento saranno effettuate visite gratuite da specialisti, con un focus sulla sindrome metabolica e le patologie correlate.
Secondo la dottoressa Toni, accanto al diabete di tipo 1 – storicamente legato all’infanzia e di natura autoimmune – si sta purtroppo registrando anche l’emergere di casi di diabete di tipo 2 nei più giovani, una forma tradizionalmente legata all’età adulta e allo stile di vita scorretto.
«Stiamo assistendo a un cambiamento sociale e culturale che ha modificato radicalmente il rapporto con il cibo», spiega Toni. «Nel dopoguerra, l’abbondanza ha preso il posto della scarsità e, con essa, è aumentata la disponibilità di alimenti ipercalorici e poco salutari. In Italia oggi un bambino su tre è sovrappeso e circa il 10% è obeso. Parliamo della forma essenziale di obesità, legata all’eccesso e alla malnutrizione qualitativa».
A peggiorare il quadro, una visione culturale ancora radicata che associa il corpo robusto alla salute, quando invece l’obesità infantile è una vera e propria malattia, spesso sottovalutata, che espone il bambino a rischi gravi per il futuro: problemi cardiovascolari, disturbi metabolici, difficoltà respiratorie e una ridotta aspettativa di vita.
La dottoressa Toni sottolinea come l’obesità sia una malattia multifattoriale, influenzata da aspetti genetici, psicologici, ambientali e culturali, e richieda un intervento multidisciplinare che coinvolga famiglia, scuola, società e istituzioni sanitarie in un’alleanza educativa e terapeutica.
In Toscana è pronto a partire un progetto di screening regionale per il diabete di tipo 1, che prevede il test degli anticorpi anti-insulina nei bambini in specifiche fasce d’età. All’Ospedale Meyer questo tipo di screening viene già effettuato da anni nei soggetti considerati a rischio: bambini con parenti stretti affetti da diabete tipo 1 o altre patologie autoimmuni, oppure con valori alterati di glicemia rilevati in esami di routine.
«Intercettare questi bambini – prosegue Toni – consente di iniziare precocemente percorsi di monitoraggio e, in alcuni casi, terapie che possono posticipare l’esordio della malattia». La disinformazione però è ancora diffusa: molti genitori non sanno che anche i bambini possono sviluppare il diabete, e ignorano i sintomi d’esordio.
I campanelli d’allarme da non sottovalutare sono: aumento della sete, bisogno frequente di urinare (anche notturno), pipì a letto, perdita di peso, stanchezza, infezioni ricorrenti dell’area genitale. Se trascurati, questi segnali possono evolvere rapidamente in una chetoacidosi diabetica, condizione grave e potenzialmente letale, con coma e danni cerebrali.
«La nostra priorità – chiarisce la specialista – è prevenire questi casi attraverso l’informazione alle famiglie».
Quanto al diabete di tipo 2, la connessione con abitudini scorrette è evidente: sedentarietà, alimentazione sregolata, uso eccessivo di dispositivi elettronici e abbandono della dieta mediterranea. In questo caso, la prevenzione è possibile: uno stile di vita sano è la prima vera cura.
«Qualche decennio fa, il diabete tipo 2 nei bambini non esisteva», conclude Toni. «Oggi, invece, anche in Toscana si contano ogni anno 10-15 nuove diagnosi pediatriche. Un segnale d’allarme che non possiamo ignorare».