Per vent’anni è rimasto nell’ombra, un forum apparentemente “di nicchia” con migliaia di utenti. In realtà, Phica.eu era un archivio di violenza digitale: un sito dove venivano pubblicate e commentate foto di donne sottratte dai social o manipolate senza consenso. Non solo attrici e influencer, ma anche figure pubbliche come Giorgia Meloni, Alessia Morani, Alessandra Moretti, Valeria Campagna, Lia Quartapelle.
Le immagini, spesso banalissime nella loro origine – una foto a una festa, un momento privato catturato al volo – venivano trasformate in materiale pornografico, corredato da commenti volgari e insulti. Un’umiliazione pubblica spacciata per “comunità online”.
La reazione è stata durissima. Le prime a denunciare sono state proprio alcune parlamentari del PD, seguite da colleghe di altri schieramenti. In pochi giorni è partita una petizione su Change.org che ha raccolto centinaia di migliaia mila firme, mentre la Polizia Postale ha avviato indagini formali. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha condannato la vicenda, definendola un caso eclatante di sessismo digitale.
Messo alle strette, il sito è stato oscurato. I gestori hanno provato a liquidare tutto con un comunicato difensivo: “Come accade sui social, ci sono abusi”. Un tentativo maldestro di normalizzare quello che, in realtà, era diventato un mercato tossico di immagini rubate e di sessismo strutturale.
La chiusura non basta a cancellare le conseguenze. I contenuti restano replicati in rete, e la vicenda ha aperto una ferita: quella di una società che ancora non tutela abbastanza la dignità delle donne nello spazio digitale.
E non si parla solo di politica o di influencer. Anche le ragazze lunigianesi o della zona potrebbero essere a rischio, inconsapevolmente finite nel mirino. Vale la pena controllare: verificare se il proprio nome, la propria immagine, siano mai stati oggetto di thread o post su piattaforme di questo tipo.