Riceviamo e pubblichiamo:
Il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara ha affermato che il patriarcato e’ finito con l’approvazione della legge di riforma del diritto di famiglia 151/1975. Per chi contesta questa lettura, la norma, per passare dalla carta all’efficacia sostanziale, deve agire proprio sugli stereotipi e sulle rappresentazioni dominanti che intende cambiare.
L’intervento del 20 settembre a Itaca 2.0
Se serviva un’ulteriore evidenza, oltre alla copiosa letteratura di settore e a quanto sostenuto piu’ volte dal pensiero femminista, e’ arrivata dall’intervento del ministro Antonio Tajani del 20 settembre a Itaca 2.0. Per validare una metafora politica, il ministro ha fatto ricorso a luoghi comuni sessisti che ledono la dignita’ delle donne e contrastano con la Costituzione, in particolare con gli articoli 3 e 37.
Il riferimento, secondo il testo, e’ a una visione medievale delle donne e del corpo femminile, il cui valore viene misurato nei centimetri degli abiti. Una visione che deve far riflettere e soprattutto agire e reagire, se si vuole che la violenza di genere e il femminicidio, originati proprio da simili presupposti retaggio del passato, non si traducano in una grave violazione dei diritti di liberta’ fondamentali.
Il dominio maschile e il corpo femminile
Il dominio maschile si e’ storicamente affermato sull’oggettivazione e sul possesso del corpo femminile, escludendo la donna come soggetto per assorbirla in quello che per il patriarcato e’ il ruolo naturale: essere madre, moglie e possibilmente casalinga. Il ministro, pero’, dimentica che le donne italiane hanno ormai piena consapevolezza di se’, del proprio valore e della propria autonomia, e non si faranno intimidire da queste affermazioni.
Nella stessa cornice vengono collocate le dichiarazioni del generale Vannacci, che nella rincorsa a chi la spara piu’ grossa in vista delle prossime elezioni arriva alla scurrilita’. In tutto questo schiamazzo di galli, colpisce l’assordante silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
