“I Malaspina ebbero il castello di Fosdinovo 29 anni dopo la morte di Dante”, precisazioni storiche dopo un articolo su Gente

Un anno di celebrazioni dantesche in cui sono in pochi a potersi “fregiare” dell’aver ospitato il Sommo Poeta nel proprio territorio, eppure in Lunigiana dove è accertato che Dante abbia soggiornato durante il suo esilio è facile che si creino equivoci di date e di località.
Così è successo nel servizio del settimanale Gente che sostiene che Dante ha fatto tappa a Fosdinovo nel castello di Vieri Torriggiani Malaspina, ricostruendo una storia che crea un quadro alternativo a quella di Dante ospite a Giovagallo, frazione di Tresana, o a Villafranca e Mulazzo.

“Nel servizio – spiegano dal Comitato Giovagallo Luogo Dantesco – si parla della permanenza di Dante a Fosdinovo nel 1306, ospite di Moroello Malaspina, nel cui castello il sommo Poeta avrebbe scritto l’Inferno. Si tratta di un’informazione del tutto errata. Infatti, Moroello era il signore di Giovagallo ed è appurato storicamente che Dante fu ospitato qui e non a Fosdinovo.
Spiace leggere questa grossolana imprecisione, che sicuramente gioca a favore di un castello attualmente più prestigioso, ma che non ha nulla a che fare con il reale passaggio di Dante in Lunigiana. Narra infatti il Boccaccio, nel suo ‘Trattatello in laude di Dante’,come sia stato proprio Moroello, a portare a Dante, suo ospite a Giovagallo, i primi sette Canti dell’Inferno, rinvenuti a Firenze, e a convincere il Poeta a proseguire la stesura della Commedia che lo stesso autore del Trattatello avrebbe definito poi Divina”.

Dispiaciuto per le informazioni fuorvianti contenute nell’articolo di Gente anche Sandro Santini dell’Associazione Manfredo Giuliani che si occupa di approfondire la storia della Lunigiana e annovera tra le sue fila esperti in materia.
Santini spiega come la storia dimostri che a Fosdinovo sino al 1340 i Malaspina non fossero ancora insediati nel castello, ma solamente Signori nobili di Fosdinovo che parteggiavano però per il vescovo conte di Luni, allora in guerra con Franceschino di Mulazzo per conto del quale Dante firmò la Pace di Castelnuovo.L’arrivo di Spinetta Malaspina avvenne quindi 29 anni dopo la morte di Dante.

“Nel 1299, il nuovo vescovo conte di Luni, Antonio Nuvolone da Camilla si scontra coi Malaspina che volevano intervenire nei paesi in cui avevano una comune giurisdizione (Ponzano, Brina, Bibola, S.Stefano e Bolano). Sempre nel 1299 Franceschino di Olivola e Moroello di Giovagallo gli toglievano Carrara ed Avenza e Franceschino di Mulazzo si spingeva sino a Sarzana e quindi riprendeva la guerra cessata nel 1281”.


“Questo – ricorda Santini – lo scrive nei primi numeri della Rivista Studi Lunigianesi Vasco Bianchi, importante storico, socio fondatore della Manfredo Giuliani, scomparso prematuramente”.

“La guerra – prosegue lo scritto di Bianchi – coinvolse a favore del vescovo i nobili di Fosdinovo (Puccio e Francino della Musca) e i figli di Fazio del Falcinello. Coi Malaspina combatterono i Comuni di Sarzana, Sarzanello, Carrara, Ponzano, Bibola, S.Stefano e Bolano (2).
La pace del 6 ottobre 1306 fu firmata da Dante che Franceschino di Mulazzo alle ore 7 del mattino in piazza della Calcandola aveva creato ‘suo legittimo procuratore, esecutore e messo speciale’ per concludere una pace perpetua col vescovo e i suoi ‘amici, sudditi e seguaci’. Dante saliva lo stesso giorno a Castelnuovo e alle 9 veniva ricevuto nella sala del palazzo vescovile dal vescovo.
Franceschino prometteva tramite Dante la ratifica da parte di Corradino, figlio di Obizzo di Villafranca e ‘se possibile’ di Moroello di Giovagallo. La pace era estesa anche ai seguaci del vescovo (I nobili di Fosdinovo Puccio e Francino della Musca e i figli di Fazio da Falcinello, nonché ai seguaci dei Malaspina, tutti dello Spino Secco (2).
I nobili di Fosdinovo ‘venuteli meno le ricchezze che li rendevano indipendenti, obbligati a contrarre debiti, furono costretti di ogni lor signoria a dispogliarsi; cosicchè nel 1340, per saldare questi, cui fu forse presentato modo dall’accorto Spinetta’, l’8 settembre Fajtino e Bernochino figli di Bernochio, ‘ultimi possessori di Fosdinovo’ lo vendettero allo stesso Spinetta Malaspina con cui avevano un debito di 500 fiorini d’oro.


Come si può notare, la pace fu conclusa solo coi Malaspina Spino Secco (Destra Magra più Villafranca) e nel Branchi e nel Bianchi citati, non vi è accenno di interventi di quelli dello Spino Fiorito (Sinistra Magra) che essendo Guelfi, erano certamente più legati al vescovo.
Altresì la Storia dimostra che a Fosdinovo sino al 1340 i Malaspina non fossero ancora insediati nel castello, ma solamente feudatari dei Signori nobili di Fosdinovo che parteggiavano però per il vescovo conte di Luni”.


1-Eugenio Branchi: Storia della Lunigiana Feudale, 1897/98, vol III, Forni editore.
2- Vasco Bianchi: Lotte feudali in Lunigiana e il trattato di Castelnuovo Magra del 6 ottobre 1306, Studi Lunigianesi, vol V, 1975.

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