Il consiglio comunale di Aulla dell’11 settembre cade in una data storicamente nefasta. Tre ore dense di dibattito in cui la maggioranza, per lo più silenziosa, subisce un atto d’accusa a cui replica con una malcelata colpevolezza.
Per farla breve, tutto ruota attorno – oltre alla ovvia questione CPR a Pallerone – anche al disastro comunicativo accaduto qualche giorno fa. Il Sindaco che scrive “no cpr ovunque” sui propri account social, l’intervento del deputato leghista Barabotti con la minaccia di far venir meno la fiducia in provincia, la modifica della frase, frettolosa e appartentemente subalterna.
“Il sindaco ha la responsabilità di dare un’amministrazione di muoversi su tutti i tavoli”, sostiene Katia Tomè che poi evidenzia: “Non serve condividere ogni singola sfumatura di comunicazione sui social”.

Il problema è che purtroppo oggi i social sono un’arma a doppio taglio: non servono e sono inutili quando mostrano qualcosa di cui non si va fieri, diventano un’estensione comunicativa bellissima quando servono a immortalare un successo.
E’ quello che fecero poco prima di Natale dello scorso anno lo stesso onorevole Barabotti assieme ad Alessandro Amorese, quando molti sostenitori della Lega ed altri partiti di governo, appena dopo l’elezione di Valettini come presidente della Provincia, si misero ad applaudire, mentre molti leghisti tenevano in mano un cartello con scritto “Provincia decomunistizzata”. Politicamente la vittoria di Roberto Valettini equivaleva alla vittoria della destra, questa è l’immagine che sui social, sulla stampa e nella strada è passata.
A dir la verità quello che è accaduto recentemente è stato tutto un surreale romanzo politico. Il 30 agosto Donzelli che dice che ad Aulla il CPR si farà e che Valettini non ha detto di non volerlo sul suo territorio. Il video di reazione del Sindaco che si dice allibito e sconcertato e un “no cpr ovunque” che viene poi ridimensionato dopo poco più di un’ora. Un mea culpa dinanzi a Barabotti o un enfasi poi ritirata dovuta ad un errore di comunicazione? E poi un dossier che certifica l’inidoneità alla costruzione di un CPR, che il consigliere Schianchi ha portato a Roma assieme a Valettini (carte che – a detta dell’opposizione – nessuno è ancora riuscito a visionare); corrispondenza via pec, via posta, via whatsapp, fogli ad uso interno consegnati in un plico al capogruppo pochi giorni prima del consiglio comunale, una sorta di sbrigativa preparazione ad un processo politico e pubblico che tutti si aspettavano.

Ed è proprio qui che si è giocata la carta vincente dell’opposizione. Nel dover replicare a Barabotti, Valettini ha dovuto sottostare ad uno schema binario in cui l’unica uscita accettabile sarebbe stata quella di rinunciare al principio del no ovunque e tenersi la fiducia. E’ uno schema politico puro, politico come un consiglio comunale, come tutto quello che riguarda la vita di un Comune.
Ed è normale, perché se è vero – come ha detto Tomè – che il Sindaco deve muoversi su tutti i tavoli, sembra altrettanto evidente che dovebbe farlo nello stesso modo in ogni assise e in ogni incontro: dal consiglio comunale, passando attraverso i social, arrivando sino a Roma, a colloquio col ministro Piantedosi. E’ il mandato che il consiglio comunale votando all’unanimità aveva dato al primo cittadino, ricorda Magnani.
A questo punto Valettini ha subito un doppio colpo politico: in provincia tenuto sotto osservazione dalla “destra” di Barabotti (che gli dà pure del “tu”), e in consiglio comunale dall’opposizione che nella sua mozione chiedeva di notificare praticamente ovunque in sede istituzionale da Roma in giù, la formale contrarietà dell’Ente ai CPR “ovunque”, cosa che il Sindaco aveva già praticamente fatto, salvo poi ritrattare con 75 minuti di ritardo.
