Dopo la forte volatilità della scorsa settimana e nonostante l’ennesimo rialzo dei rendimenti sulla curva obbligazionaria, lunedì le Borse hanno mostrato chiari segni di ripresa. I mercati sono tonici e hanno armi ormai collaudate per fronteggiare le crisi geopolitiche e monetarie.
La performance, però, è selettiva: alcuni settori vanno particolarmente bene, altri indiscutibilmente male. I titoli finanziari beneficiano dell’aumento dei tassi, ottima anche la performance dei tecnologici, mentre il lusso e il settore auto appaiono in crisi. Discorso a parte per energetici e petroliferi, chiaramente influenzati dalla quotazione delle materie prime.
Petrolio e vertice Usa-Cina
A creare tensione sul petrolio sono le preoccupazioni per Hormuz, per l’escalation nel conflitto fra Houthi e Arabia Saudita e per i bombardamenti ucraini di raffinerie di gasolio in Russia. Il Brent posizionato a lungo sul valore di 100 dollari, o oltre, sarebbe distruttivo per l’economia mondiale. Così come i prezzi del gas impauriscono l’economia europea.
A dare una mano al tentativo di resistenza dei listini sono le aspettative collegate al vertice Usa-Cina, che dovrebbe trattare un vasto ventaglio di argomenti: tra questi, le limitazioni cinesi all’esportazione di terre rare, i dazi e il commercio, la tecnologia e l’intelligenza artificiale. E i problemi geopolitici: la Cina è tra i finanziatori e alleati dell’Iran, che a sua volta sostiene gli Houthi.
Tassi, banche centrali e il caso Canada
I timori di inflazione hanno costretto Fed e Banca del Giappone ad alzare i tassi di interesse. La decisione di Warsh, scelto dall’inquilino della Casa Bianca con aspettative del tutto opposte, ha fatto inalberare Donald Trump ma dimostra comunque che negli Stati Uniti esiste ancora un sistema in grado di limitare i poteri, molto ampi, del presidente.
La decisione della Banca del Giappone, su cui ha pesato anche l’arretramento dello yen, non è stata sicuramente facile per la realtà nipponica, abituata a un costo del denaro in territorio negativo. A risentirne potrebbero essere anche gli Stati Uniti: i giapponesi sono grandi compratori di titoli di Stato americani, ma con l’incremento dei rendimenti dei bond domestici potrebbero decidere di allocare i loro investimenti in patria, diminuendo il finanziamento del debito pubblico Usa.
Nessun ritocco da parte della Banca d’Inghilterra perché il livello attuale dei tassi è più alto rispetto alla media europea. Ha fatto scalpore la possibilità, apertamente annunciata da Ursula von der Leyen, di ammettere il Canada come membro associato dell’UE. Una posizione che attualmente non è prevista dai trattati e che andrebbe introdotta ad hoc, e la possibilità che vari Paesi membri non siano proprio entusiasti dell’idea è concreta. Potrebbe essere più facile raggiungere una maggior cooperazione in settori come intelligenza artificiale, materie prime ed energia, difesa e pagamenti.
