Petrolio e rotte sotto pressione
La nuova crisi petrolifera, la stretta sui tassi aperta dalla Bce e il dibattito su inquietanti scenari legati all’intelligenza artificiale hanno fatto di tutto per mettere in difficoltà gli indici. Che stanno arretrando, ma ordinatamente, mantenendo la situazione sotto controllo. E dimostrando la ormai acquisita forza di reazione delle Borse.
Sul fronte mediorientale, alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz si è aggiunto il nodo del Mar Rosso, provocato dall’offensiva degli Houthi in Yemen che hanno attaccato l’oleodotto Abqaiq–Yanbu, infrastruttura che trasporta il petrolio dalla parte orientale a quella occidentale della penisola arabica, assicurando il passaggio di circa il 4% del greggio venduto nel mondo.
Inoltre, gli Houthi hanno preso il controllo della costa del Mar Rosso che comprende l’imbocco dello stretto di Bab el-Mandeb, che, come Hormuz, è un collo di bottiglia per il transito di merci e petrolio. Il complesso quadro internazionale ha portato il greggio nella fascia 100-110, mentre la quotazione del gas sul mercato di Amsterdam ha superato gli 80 euro.
Tassi, obbligazioni e Borse
Il terremoto su petrolio e gas e i conseguenti timori di inflazione hanno impattato anche sulle banche centrali, avviando una possibile spirale di aumento dei tassi di interesse. Una mossa rischiosa e potenzialmente inutile, perché il vortice inflattivo dipende dal crollo della domanda. A muovere le acque è stata la BCE, con il rialzo di 25 punti base. Si attendono le decisioni della Fed (di difficile previsione) e della Banca d’Inghilterra che dovrebbe invece mantenere i livelli attuali.
Il risultato di questa pressione sui tassi ha causato un aumento delle performance per le obbligazioni governative: il Btp rende ora il 4,40% e potrebbe non essere finita qui, mentre il decennale americano continua a salire. La situazione contribuisce a deprimere le Borse, colpite dalla concorrenza del reddito fisso. Particolarmente penalizzate sono le utility, titoli difensivi utilizzati quasi come strumenti sostitutivi dei bond.
Il dibattito sull’intelligenza artificiale
In questa fase già difficile si inserisce il dibattito sul futuro dell’intelligenza artificiale, alimentato dalle dimissioni da Anthropic del ricercatore Jacob Coxon. Secondo la sua analisi, la capacità di autoapprendimento dell’intelligenza artificiale potrebbe spingersi fuori controllo, arrivando a minacciare la sopravvivenza della specie umana. Anche Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di Open Ai ed Elon Musk sono concordi nell’esigenza di “rallentare” i modelli più avanzati di IA. In controtendenza Donald Trump, che ha bollato come “bufala” questa preoccupazione, precisando che l’intelligenza artificiale deve essere controllata e non rallentata.
Prudenza e obbligazionario
Il quadro attuale obbliga alla prudenza e a una maggiore attenzione per l’obbligazionario. Da tenere sotto controllo, oltre alle azioni del settore bancario, i titoli del comparto edile.
