La stagione della Juventus è cominciata con un avversario inatteso e particolarmente difficile da gestire: l’infermeria. Luciano Spalletti si trova infatti a dover affrontare una lunga serie di problemi fisici che hanno progressivamente ridotto le possibilità di scelta in quasi tutti i reparti. Il problema non riguarda soltanto il numero degli indisponibili, ma soprattutto il loro peso tecnico e tattico. Kenan Yildiz, Khéphren Thuram e Manuel Locatelli rappresentano tre elementi centrali nella costruzione della nuova Juventus, mentre gli stop di Jérémie Boga, Juan Cabal e Jeff Ekhator restringono ulteriormente le rotazioni.
La situazione diventa ancora più importante considerando che, oltre alla Serie A, sta per iniziare anche il percorso europeo. La Juventus debutterà nella League Phase di Europa League contro il NEC Nijmegen, per poi affrontare nelle giornate successive avversarie come Celta Vigo, Rennes e AZ Alkmaar. Un calendario che richiederà profondità della rosa e capacità di alternare gli uomini, proprio ciò che gli infortuni rischiano di rendere più complicato.
Locatelli, il problema più pesante per il centrocampo
L’ultimo colpo è arrivato durante la sfida contro il Milan. Manuel Locatelli ha riportato un trauma distorsivo al ginocchio destro e gli accertamenti hanno reso necessario un intervento chirurgico di sutura del menisco esterno. L’operazione è perfettamente riuscita, secondo quanto comunicato ufficialmente dalla Juventus, ma il capitano bianconero sarà inevitabilmente costretto a un lungo percorso riabilitativo. Le stime riportate da Sky Sport e Rai indicano uno stop nell’ordine dei cinque-sei mesi, anche se il club non ha indicato ufficialmente una data precisa per il rientro.
Dal punto di vista tattico è probabilmente l’assenza più complessa da assorbire. Locatelli non è soltanto un centrocampista titolare: rappresenta uno dei principali riferimenti nella prima costruzione e nell’organizzazione della squadra senza palla. La sua capacità di ricevere davanti alla difesa, cambiare lato dell’azione e leggere preventivamente le transizioni avversarie permette alla Juventus di mantenere equilibrio anche quando porta molti uomini nella metà campo offensiva.
Senza di lui Spalletti dovrà redistribuire queste responsabilità. Teun Koopmeiners può partecipare alla costruzione, Douglas Luiz possiede qualità tecniche per gestire il pallone e Pape Matar Sarr aggiunge atletismo, ma nessuno replica esattamente le caratteristiche del capitano. Potrebbe esserci spazio anche per il giovane Augusto Owusu, inserito nella Lista B europea, soluzione che testimonia quanto l’emergenza possa aprire opportunità inattese ai calciatori provenienti dal settore giovanile.
Il doppio vuoto lasciato da Thuram e Yildiz
La situazione diventa ancora più complicata perché Locatelli non è l’unico centrocampista importante fermo. Khéphren Thuram è stato sottoposto a un intervento di condroplastica per una condropatia rotulea al ginocchio destro. La Juventus ha confermato la riuscita dell’operazione, mentre le indicazioni circolate successivamente prospettano un’assenza di circa quattro mesi e un ritorno nel 2027.
Spalletti aveva già sottolineato quanto le caratteristiche del francese fossero difficili da sostituire. Thuram garantisce infatti conduzione, accelerazioni e capacità di coprire grandi porzioni di campo: qualità differenti rispetto a quelle di Locatelli, ma altrettanto preziose. Perdere contemporaneamente entrambi significa privare il centrocampo sia di una parte della propria regia sia della principale componente dinamica.
Non meno importante è l’assenza di Kenan Yildiz. Il numero 10 si è sottoposto a un intervento chirurgico per la frattura della base del quinto metatarso del piede sinistro. Anche in questo caso l’operazione è riuscita, ma le previsioni indicano circa tre mesi di stop. Spalletti lo aveva definito apertamente il giocatore più forte a propria disposizione, un giudizio che rende bene l’idea dell’impatto della sua assenza.
Yildiz è soprattutto il calciatore capace di rompere gli schemi. Può partire largo, entrare dentro il campo, ricevere tra le linee oppure creare superiorità attraverso il dribbling. Senza di lui aumenta la responsabilità di Francisco Conceição, Nico Gonzalez e dei giocatori chiamati ad agire alle spalle o accanto agli attaccanti. Anche il giovane Kerim Alajbegovic può trovare più spazio, come lo stesso Spalletti aveva già anticipato indicando le possibili alternative.
Boga, Cabal ed Ekhator riducono ulteriormente le rotazioni
Alle assenze più pesanti si aggiungono quelle che diminuiscono la profondità complessiva della rosa. Jérémie Boga ha riportato una lesione di medio grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Il club effettuerà nuovi controlli per stabilire con maggiore precisione i tempi di recupero, mentre le prime indicazioni esterne parlano di circa cinque settimane di stop, con Sky che amplia la possibile finestra fino a 45-60 giorni.
È un problema particolarmente fastidioso perché Boga avrebbe potuto rappresentare una delle alternative più naturali proprio durante l’assenza di Yildiz. Perdere contemporaneamente due giocatori capaci di creare superiorità nell’uno contro uno rende più prevedibile la produzione offensiva e costringe Spalletti a trovare soluzioni differenti.
Juan Cabal ha invece subito una lesione di basso grado del muscolo semimembranoso della coscia sinistra. Le stime parlano di circa un mese di stop. Il colombiano può essere impiegato in differenti posizioni del reparto arretrato e la sua indisponibilità riduce le possibilità di rotazione soprattutto sulle corsie, in un periodo nel quale Andrea Cambiaso sta a sua volta recuperando la condizione.
C’è poi Jeff Ekhator, fermatosi nuovamente per un problema muscolare alla coscia destra. Gli esami hanno evidenziato una lesione di medio grado del semitendinoso e saranno necessari ulteriori controlli prima di poter determinare con precisione il rientro.
Serie A, il rischio è perdere punti durante la fase di costruzione
Gli infortuni arrivano nel momento forse meno opportuno della stagione. Spalletti sta ancora costruendo la propria Juventus, cercando automatismi, gerarchie e un equilibrio definitivo dopo il mercato estivo. Lavorare con una rosa decimata rende inevitabilmente più difficile consolidare una formazione base.
Il calendario, inoltre, non concede molto spazio per gli esperimenti. Dopo le prime giornate arriveranno Sassuolo e Atalanta, mentre nelle settimane successive la Juventus dovrà affrontare anche Lazio, Napoli, Fiorentina, Roma e Bologna prima della conclusione del girone d’andata.
Il rischio maggiore non è necessariamente un crollo immediato dei risultati. La Juventus conserva infatti una rosa con numerosi giocatori di livello. Il pericolo è piuttosto l’accumulo di minuti sugli uomini rimasti disponibili. Se alcuni titolari diventano praticamente indispensabili già a settembre, la gestione delle energie può trasformarsi in un problema quando il calendario inizierà a proporre partite ogni pochi giorni.
Diventa quindi fondamentale recuperare progressivamente elementi come McKennie, Cambiaso e Sarr. Prima della gara contro il Milan, Spalletti aveva spiegato che nessuno dei tre fosse ancora pronto, auspicando però di ritrovare almeno qualche giocatore nella settimana successiva.
L’Europa League amplifica il problema delle assenze
Se in campionato gli errori possono essere compensati nell’arco di 38 giornate, la nuova formula delle competizioni UEFA rende prezioso praticamente ogni risultato della League Phase. La Juventus giocherà otto partite contro otto avversarie differenti, quattro in casa e quattro in trasferta. Dopo l’esordio con il NEC arriveranno Celta Vigo, Rennes e AZ Alkmaar, quindi Omonia, Hapoel Beer-Sheva, Ferencváros e Real Sociedad.
L’obiettivo naturale sarà ottenere una posizione di classifica che permetta di semplificare il percorso verso la fase a eliminazione diretta. D’altronde, proprio i bianconeri sono tra le favorite secondo le quote europa league. Per farlo servirà continuità, ma soprattutto la possibilità di alternare i giocatori tra Europa e campionato.
La situazione di Thuram è già particolarmente significativa: il francese non compare nella lista UEFA della prima fase. Locatelli e Boga, invece, sono stati inseriti nella Lista A presentata dal club prima dei loro ultimi problemi fisici, mentre Yildiz figura nella Lista B. Le successive assenze riducono quindi ulteriormente, almeno nell’immediato, il numero di calciatori realmente utilizzabili rispetto a quelli formalmente registrati.
Spalletti potrebbe essere costretto ad affidarsi più del previsto ai giovani e a chiedere maggiore versatilità ai giocatori della prima squadra. In Europa, dove trasferte, intensità e caratteristiche degli avversari possono cambiare radicalmente da una partita all’altra, avere poche possibilità di scelta rappresenta un limite evidente.
Spalletti chiamato a trasformare l’emergenza in una risorsa
L’allenatore della Juventus ha già indicato la strada: adattabilità ed equilibrio. Gli infortuni difficilmente possono essere compensati cercando semplicemente un sostituto identico per ogni assente. Yildiz, Thuram e Locatelli possiedono caratteristiche troppo specifiche perché la squadra possa replicarle attraverso un singolo cambio uomo per uomo.
La soluzione dovrà essere collettiva. Spalletti potrebbe modificare l’altezza del pressing, chiedere maggiore partecipazione alla costruzione ai difensori, cambiare le combinazioni in mezzo al campo oppure sfruttare maggiormente la presenza fisica degli attaccanti. L’arrivo di Nick Woltemade offre, ad esempio, un’opzione offensiva differente e la possibilità di giocare anche con due riferimenti avanzati insieme a Randal Kolo Muani.
L’emergenza non rende impossibili gli obiettivi stagionali della Juventus, ma ne aumenta considerevolmente la difficoltà. La vera prova sarà mantenere competitività mentre alcuni dei giocatori più importanti attraversano lunghi percorsi di recupero.
Serie A ed Europa League imporranno ritmi differenti ma ugualmente impegnativi. Se la Juventus riuscirà a limitare i danni durante questa fase e a recuperare progressivamente i propri uomini, potrà affrontare la seconda parte della stagione con una rosa più profonda e maggiori certezze. Fino ad allora, però, Spalletti dovrà convivere con un margine d’errore sensibilmente ridotto: l’infermeria, almeno per ora, è diventata una delle variabili principali della stagione bianconera.
