Tradizioni di Lunigiana: da Natale all' Epifania nella chiesa di San Remigio a Fosdinovo si potrà fare visita al bambinello proveniente da Betlemme

Natale è alle porte, fra le molte celebrazioni natalizie e presepi viventi della zona, come da tradizione, con l’ inizio  del nuovo anno, presso la chiesa di San Remigio di Fosdinovo sarà possibile fare visita e rendere i propri omaggi ad un bambinello molto particolare e significativo, venuto da molto molto lontano, rappresentante Gesù neonato.

Si tratta di un bambinello votivo, una statuetta in legno e cera dipinta, avvolto in vesti preziose risalente al 1757. Con sé, in origine, recava un’ autentica firmata da un tale Fra Domenico da Venezia, custode di Terra Santa, in cui è lo stesso frate a raccontarne la storia: essa sarebbe stata benedetta a Betlemme nella notte di Natale del 1756 e con cerimonia solenne sarebbe poi stata posata sulle pietre e nella mangiatoia della grotta in cui Gesù nacque, e venendo a contatto con luogo e cose sacre sarebbe essa stessa divenuta una reliquia da contatto.

La statuetta, secondo i documenti ritrovati, sarebbe poi giunta a Fosdinovo, e precisamente alla confraternita della Santissima Annunziata, per mezzo di padre Vittorio Rappi, francescano in terra santa, che l’avrebbe offerta in dono alla comunità dei confratelli.

Fu nelle terre di Lunigiana che la piccola scultura del neonato Gesù divenne oggetto di culto, cominciando ad essere adornata e curata. Risale infatti a quel periodo la realizzazione della teca di legno dorato e cristalli rivestita di seta in cui venne posto il bambinello e l’ originale aureola sovrastante la testa, entrambi frutto del lavoro di vari artigiani eseguito su commissione di suore e confratelli.

Dalla donazione del padre francescano nacque e si tramandò l’ usanza della sua celebrazione, per cui ogni anno il bambinello – come riportato nei documenti autentici – sarebbe dovuto essere esposto alla pubblica venerazione dei fedeli “dalla natività di nostro signore infino all’ Epifania”.

A dimostrarne la continuità è un manoscritto postumo rispetto alla donazione che cita alcuni riti solenni di cui il Bambinello sarebbe stato protagonista: processioni, scoperture e coperture di statue e reliquie, tra cui anche canti e baci elargiti al bambinello da parte del Marchese di Fosdinovo e dei suoi figli maschi.  Mentre, fra le due guerre mondiali, fu il Monsignore Giuseppe Corona, rettore del santuario di S. Remigio, a dare lui particolare attenzione continuando il rito di benedizione e il bacio del bambinello di Betlemme durante la festa del patrono.

Nel 1820 fu aggiunto al suo corpo un reliquiario che, – come spiegato nel documento originale firmato dall’ Arcivescovo di Firenze e datato al 7 settembre 1764 – sembrava contenere 8 reliquie della vita di Gesù dalla nascita alla morte: frammenti della culla, delle fasce del presepe, dei capelli e tunica della Vergine, del palio di S. Giuseppe e del legno della colonna della flagellazione e della croce.

Da Betlemme a Fosdinovo, nel 1931 il bambinello si mosse ancora: venne inviato alle suore francescane missionarie di Maria di Casa Santa Rosa di Grottaferrata vicino a Roma, affinché ne fosse restaurato il volto in cera, e nel 1976 a seguito di questo primo restauro fu catalogato dalla soprintendenza che ne riconobbe il valore culturale.

Negli anni seguenti la statuetta subì alcune manomissioni e fu accompagnato da un’ autentica più antica del bambinello stesso, questa volta risalente al 18 settembre del 1721, in cui si dichiara – facendo riferimento ad una bustina con sigillo rosso- la presenza in esso, delle reliquie del Santo Sepolcro consegnate a tale Caterina Benettini Ventury da Fosdinovo che le aveva donate all’ oratorio della Santissima Annunziata.

Giunto al Museo Diocesano di Massa nel 2000 per un vero e proprio restauro, venne esposto in questa galleria trovandovi  stabile sede, ma prendendovi congedo ogni Natale per essere ricondotto ed esposto nella chiesa di San Remigio della sua Fosdinovo.

A riscoprire il curioso passato appartenente al bambinello fosdinovese, dalle vesti e i preziosi natali, è stato il progetto di ricerca sulle Statue vestite, sviluppato grazie alla collaborazione con la campagna di catalogazione e valorizzazione di questa tipologia di opere promossa dall’ Ufficio per i Beni Culturali della Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli. Le ricerche sono state condotte da Sonia Lazzari, laureata in Storia delle arti visive presso l’ Università di Pisa, la quale ha portato alla luce i documenti ed il materiale storico grazie a cui lo scorso anno è stata possibile la realizzazione della mostra Abiti preziosi e statue vestite e del documentario Statue vestite di Lunigiana, da cui sono tratte tutte le informazioni sopracitate.

Il lungometraggio, a cura di Antonella Gioli professoressa del corso di laurea scienze dei beni culturali presso l’ Università di Pisa, e con la regia di Gianluca Paoletti Barsotti, regista e docente nella stessa università, è stato realizzato dall’ unità pisana del Prin (Programma di ricerca scientifica di Rilevante Interesse Nazionale) La vita delle opere, con la collaborazione del Museo Diocesano di Massa e con l’ assistenza di diversi altri professori dell’ Università di Pisa fra cui Marco Collareta, responsabile, Antonella Capitanio, Cinzia Maria Sicca.

La pellicola vede protagoniste, raccontandone la storia, alcune fra le più significative “statue vestite” della nostra terra di Lunigiana adornate con vesti particolarmente pregiate. Seta, cristalli, metalli preziosi furono i materiali utilizzati nella realizzazione dei loro abiti, preziosità conferita forse anche nel tentativo di destare in esse una qualche vitalità che le ponesse vicine, nonostante la loro coincidenza simbolica con il divino, al devoto fedele.

Il documentario insomma ci conduce in chiese di paesi e luoghi della nostra familiare terra di Lunigiana, di fronte a statuette ed oggetti sacri, forse non altrettanto noti, che rivelano l’ anima di una cultura popolare da cui siamo attraversati, talvolta senza rendercene conto, dandoci la possibilità di cogliere parte di  quello che siamo stati attraverso la riscoperta del significato di queste sacre statuette devozionali.

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