Il terrorismo della stampa

L’allarmismo è il miglior sponsor per qualsiasi giornale. Lo è per qualsiasi piccolo agglomerato umano, reale o virtuale, ma se passa attraverso il titolo di apertura di una prima pagina, fa molto meglio il suo dovere.

E dall’allarmismo alla rabbia, allo sbigottimento senza alcuna riflessione, il passo è davvero breve. L’importante è essere brevi, concisi, lapidari, seminare paura e ottenere, in risposta, vendite e consensi da indirizzare a populismi e destra xenofoba. Insomma, trovare il sensazionalismo in un clima da caccia alle streghe è ormai un esercizio di stile per la stampa schierata a destra di qualsiasi cosa. Si tratta di leggere qualcosa qua e la, ragionare per sentito dire e ululare qualcosa nel titolone centrale della prima pagina ricordandosi sempre di incolpare Laura Boldrini per qualsiasi cosa. Facile no?

“L’idea è che ciò che genera paura e preoccupazione – ma anche indignazione e collera conseguenti – attragga di più l’attenzione dei lettori – sostiene Luca Sofri, direttore de Il Post -, soprattutto in tempi di crisi dell’attenzione dei lettori. La conseguenza è un quotidiano innalzamento della soglia della paura – ci si abitua a tutto – che costringe ogni giorno a dire cose più paurose e dirne di più”.

Leggendo poi i veri articoli, non i titoli, si scopre benissimo la farsa nascosta dietro tanto pseudo giornalismo mascherato da informazione incorruttibile. Scarsa qualità di fonti, letterarietà ridotta all’essenziale, ottime sistemazioni di aperture, tagli bassi, spalle e piedi e poca, pochissima sostanza.

La paura è uno strumento su cui hanno giocato molto i movimenti terroristici come quello di Al Qaeda e, in tempi più recenti, il califfato islamico, fino all’estremizzazione della cronaca, cioè dal passare ad aver paura di qualcosa all’aver paura di vivere nel mondo occidentale. “Senza comunicazione”, dice Marshall McLuhan, “il terrorismo non esisterebbe”. L’utilità del terrore è direttamente proporzionale al numero di testimoni che vi assistono.

Il terrore giornalistico altro non fa che prendere una notizia, ingigantirla, dare la colpa a qualcuno e promettere che ci sarà qualcuno che prima o poi risolverà tutto, come se fosse ormai evidente dover accennare ad una deriva favolistica delle notizie, vendendo più copie e anche molto più odio. È l’idiocrazia perversa della stampa, baby.

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