Da un punto di vista comunicativo, il referendum costituzionale, nelle piccole comunità come la nostra, sta rafforzando l’idea che si ha verso la politica e la coerenza con la struttura su cui si fonda la Repubblica Italiana.
Per quanto riguarda il sì, i punti cardine sono il superamento del bicameralismo perfetto, l’abolizione di alcuni organi costituzionali superflui (CNEL), nuove modalità per leggi di iniziativa popolare e partecipazione, riduzione dei parlamentari e taglio dei costi (il cui conteggio continua ad essere molto discusso). In gioco, secondo chi propone la riforma vi è anche la stabilità del governo, sostenuta anche grazie alla riforma del sistema elettorale e ad un tetto sul numero dei decreti legge da sempre abusati dai governi per poter attuare i propri programmi.
Chi voterà no, è molto scettico riguardo alla formazione del nuovo Senato, si chiede come sarà possibile risolvere problemi di competenza per le varie leggi e quali saranno realmente affidate alle due camere. L’ipotesi è quella di un rallentamento dell’iter legislativo, andando cioè contro la “velocizzazione” di cui si vorrebbe ammantare la riforma.
Anche il titolo V è oggetto di dubbi per il fronte del no che non vede molta chiarezza nella distribuzione delle competenze prima esclusive delle Regioni e che, se la riforma passasse tornerebbero in mano allo Stato centrale. In una lettera aperta al governo inviata lo scorso aprile, 56 costituzionalisti hanno criticato la riforma in maniera formale e sostanziale soffermandosi anche sulle modalità di approvazione oltre che nel mero contenuto. Ricordiamo che la stessa riforma è stata approvata con una maggioranza risicatissima al Senato, segno per molti di non essere l’espressione di una volontà politica realmente condivisa all’insegna del cambiamento.
Secondo i vari comitati del NO, la riforma sarebbe stata anche voluta, imposta ed approvata dal Parlamento sotto una forte pressione del governo.
Innegabile poi, ma non strettamente legato al merito stesso del referendum, una forte volontà politica, da parte dei contrari, per far cadere il governo di Matteo Renzi.
Il panorama post-voto è ancora imprevedibile, ma al di là delle personalizzazioni da una o dall’altra parte, se uno dei punti cardine del programma di governo dovesse saltare il referendum assumerebbe un forte significato politico, sarebbe possibile presentare, da parte delle opposizioni, una mozione di sfiducia per la quale il governo rischierebbe di non avere più i numeri.

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Ignazio Marino a Carrara, 18 novembre 2016

Analizziamo a grandi linee i due grandi comitati del sì e del no.
Da una parte vi è BASTA UN SÌ. Il nome apre alla semplicità. Basta barrare la casella con il sì per avere la possibilità di avere “un’Italia più forte”. I colori predominanti sono quelli della bandiera italiana. Da un punto di vista lessicale, basta un sì non definisce molto bene il perché si debba votare positivamente e per questo nella home page del sito vi è subito un rimando alle ragioni che spingono verso questa scelta, un banner molto grande al di sotto della ricerca di contributi monetari alla campagna, il cui obiettivo è 700mila euro.
Dall’altra parte vi è IO VOTO NO. Lo slogan non ha bisogno di spiegazioni, si dice no alla riforma, punto e basta. I colori scelti per l’impatto visivo sono quasi gli stessi, ma forse più sbiaditi, anche se la distribuzione dei bottoni e delle finestre è meno confusionaria e più coerente nel suo complesso.
Se, a fondo pagina, il comitato per il sì, lascia grande spazio ai sostenitori locali, IO VOTO NO si basa più sulla sostanza della risposta, stimolando alla riflessione e all’approfondimento.

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Lorenzo Guerini, Fivizzano 19 novembre 2016

Da quello che abbiamo avuto modo di osservare da un punto di vista territoriale, in questi ultimi giorni ci sono stati due importanti appuntamenti per il comitato del sì. Lorenzo Guerini, a Fivizzano, introdotto da una “lectio magistralis” sul voto di Giacomo Bugliani ha snocciolato con altisonanza i temi del sì, rimanendo in piedi, stimolando forse con poca veemenza il pubblico presente, rimanendo “politico” a tutti gli effetti. Nel pomeriggio invece, Debora Serracchiani è arrivata a Pontremoli con una maggiore verve, introdotta brevissimamente da Roberta Longinotti ha saputo coinvolgere i presenti, ha spiegato per filo e per segno i punti della riforma, i dubbi, spaziando sulla sua esperienza da presidente della regione Friuli Venezia Giulia e sulle implicazioni da un punto di vista imprenditoriale e dei trasporti. Un racconto preciso e mai noioso.
serracchiani-1-2Nella stessa giornata, tre incontri per il no, a Monzone e Fivizzano, organizzati da ANPI, SPI CGIL e Comitato per il No, mentre il giorno precedente Ignazio Marino ha presentato a Carrara il suo ultimo libro “Un marziano a Roma”, discutendo con classe del NO al referendum, ponendo questioni personali, amministrative, ascoltando e dialogando – a tratti anche animatamente – con il pubblico presente, ascoltando le loro storie e raccontando la propria esperienza. Di tutti gli incontri dello scorso fine settimana, di certo, il più riuscito.

Punto bellissimo, sempre da un lato comunicativo, è stata la locandina degli incontri organizzati dal comitato per No e dalla CGIL SPI Toscana: un foglio scritto a mano, evidenziato con un pennarello che ha sponsorizzato ben due eventi. Graficamente debole, comunicativamente MERAVIGLIOSO, semplicemente fatto da persone comuni che parlano a persone comuni, che nell’immediatezza hanno trovato una soluzione d’impatto a dir poco disarmante.

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Gli appuntamenti però non sono finiti. Il 25 novembre, ad Aulla, è atteso Matteo Salvini, che di sicuro saprà come evidenziare la propria posizione, e quella della Lega Nord, sul referendum e sulla situazione immigrati a livello territoriale.

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