"Sesso o diffondiamo le tue foto", quattordicenne violentata per due anni dai coetanei

L’hanno costretta per ben due anni ad avere rapporti sessuali sotto minaccia di diffondere nel web le foto e i video di tali violenze registrati a sua insaputa. Sono stati mesi di inferno ma alla fine la ragazza, oggi sedicenne, ha trovato il coraggio di parlarne con un’amica che l’ha convinta ad informare i carabinieri dell’accaduto. Non ci è voluto molto prima che i suoi aguzzini, anch’essi minorenni, finissero in manette arrestati dai carabinieri di Vasto. Adesso dovranno rispondere di riduzione in schiavitù, violenza sessuale di gruppo e cessione di sostanza stupefacente (che facevano assumere alla ragazza prima delle violenze).
A rendere nota la vicenda è stato direttamente il maggiore dei carabinieri di Vasto Amedeo Consales. La madre della minorenne era completamente all’oscuro di quello che stava vivendo sua figlia da circa due anni, un tempo lunghissimo. Nel frattempo i due minorenni che la tenevano “in ostaggio”. sono stati condotti nell’Istituto di Casal del Marmo, a Roma, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Devono rispondere tra l’altro di pornografia minorile, violenza privata, atti persecutori e di cessione di sostanza stupefacente aggravata dalla minore età di chi l’ha ricevuta.
La condizione di schiavitù e asservimento della ragazza ai due coetanei emerge anche dalla lettura dei tanti messaggi ritrovati sul suo telefonino, a lei inviati anche quando era in caserma dai Carabinieri a sporgere denuncia, e dall’ascolto delle telefonate in diretta. In una delle conversazioni su WhatsApp tra Antonella, all’epoca 14enne, e Marco (nomi di fantasia per entrambi) si legge:
A: “Io ti giuro, non so come fare a venire, ma non possiamo fare domani?”. M: “Ma che domani, mi stai a prendere per il c…”. A: “Ma io oggi non posso, io oggi non posso.”. M: “Ma che oggi ‘non posso?!” A: “Dai, ti prego, veramente, ti prego!”. M: “Ma che ‘Ti prego’, mi stai a prendere per il c…; se mi dici un po’ più tardi va bene lo stesso, ma oggi si deve fare per forza!”. A: “Ma io anche più tardi non posso…”. M: “Eh sì, e più tardi non puoi e mò non puoi… il pomeriggio presto non ci stai, ma che è?”. A: “Ci vediamo domani pomeriggio, te lo giuro, te lo giuro; ci vediamo domani pomeriggio”. M: “Ma che ‘ci vediamo domani pomeriggio’, non esiste proprio; io te l’ho detto, vedi tu come ti devi comportare, tra un quarto d’ora ti chiamo e voglio sapere”. A: “se no, scusa, che fai?”. M: “se tu non vieni lo so io che fare… stai tranquilla”. A: “No, tranquilla no; tu ora mi dici che fai”. M: “Mi arrabbio”. A: “E dopo che ti arrabbi?”. M: “lo so io”.
Conversazioni ripetute e ricche di “dettagli probatori che evidenziano – come ha spiegato Consales – la veridicità di quanto si consumava da anni e della sudditanza psicologica della ragazza”. “Toni perentori – conclude l’ufficiale – di chi ha piena disponibilità della vittima”.
Tutto è cominciato alla fine dell’estate del 2016, quando l’allora quattordicenne ha iniziato una relazione con un adolescente poco più grande di lei. I primi approcci sarebbero poi stati ripresi a sua insaputa con uno smartphone diventando così materiale di ricatto per constringere la giovane a nuove prestazioni sessuali.
Ci sono voluti quasi due anni perché la studentessa trovasse il coraggio di confidarsi con qualcuno. A incastrare i due arrestati, entrambi 17enni, il ritrovamento sui loro smartphone e tablet delle foto e dei filmati che sarebbero serviti a ricattare la ragazza.

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