Olio: raccolta anticipata e Coldiretti in difesa del vero Made in Italy

Il pericolo mosca olearia anticipa, di un paio di settimane, la raccolta delle olive. Per evitare nuovi feroci attacchi da parte di un parassita che ha già colpito oltre il 20% delle piante, gli olivicoltori di Massa Carrara hanno aperto la nuova stagione già da una settimana. Questo significherà, per le 1700 aziende produttrici d’olio, un raccolto complessivo meno generoso (si stima meno 17%), un dato su cui darà consolazione  e compensazione l’export, nel quale il prodotto principe della dieta mediterranea ha già segnato, nel precedente semestre, un +19,2%.

Grazie anche alla stima fatta sulla base dei dati Ismea/Unaprol presentati all’ultima Giornata Nazionale dell’Extravergine Italiano da Coldiretti, Vincenzo Tongiani, presidente Coldiretti Massa Carrara spiega: “Il clima è stato favorevole durante tutta l’estate, con temperature alte, giunte sino a 33 gradi, che hanno tenuto lontana la mosca; i problemi si sono materializzati con il loro abbassamento, nelle ultime settimane. Chi aveva preso le contromisure ha salvato il raccolto mentre chi ‘si è fatto prendere in contropiede’ raccoglierà di meno. Anticipare la raccolta significa frangere olive più piccole e questo ha inevitabili ripercussioni sulla resa. Ciò nonostante gli agricoltori non si sono fatti scoraggiare dalle avversità atmosferiche e dagli attacchi funginei alle piante, dimostrando capacità imprenditoriali di alto livello e rispondendo con corrette strategie di difesa, puntando ovviamente, sempre sull’alta qualità”. Al netto di tutto questo, le 300 mila piante che costituiscono il patrimonio olivicolo provinciale, tra agricoltori professionali ed hobbisti, assicureranno una produzione di circa 6-6,5 mila quintali di olio, con variazioni anche importanti tra zona e zona a seconda del livello di attacchi della mosca.

Ma non sono i parassiti a preoccupare Coldiretti quanto, piuttosto e sempre, i fenomeni di speculazione, mancanza di trasparenza e concorrenza sleale, nello specifico tutti coloro che sfruttano la “toscanità” ed il brand “Made in Italy” senza averne alcun diritto, così rappresentando un serio danno per il vero olio di qualità prodotto dalle aziende locali.  Coldiretti comunica: almeno 2 bottiglie d’olio su 3 contengono prodotto straniero, più del 60% proviene dalla Spagna e un 25% dalla Grecia, ma non mancano percentuali d’olio ‘extracomunitarie’, sino a picchi del 10% circa, come nel caso della Tunisia e questo nonostante vi sia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive. D’altra parte, racconta sempre Coldiretti, anche a ristorante si trovano e spesso dei “fuorilegge”: almeno 3 contenitori d’olio su 4 (pari al 76%) non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco entrato in vigore quasi due anni fa (legge europea 2013bis). “Dubitate da confezioni di olio che costano poco – ammonisce il direttore di Coldiretti Massa Carrara, Maurizio Fantini – perché non state acquistando vero extravergine d’oliva italiano, franto con olive italiane. Leggete bene l’etichetta: a volte, per ingannare il consumatore, le scritte sono talmente piccole da richiedere l’uso di una lente di ingrandimento. Se c’è scritto ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ sapete che non è tutto olio Made in Italy”.

“Se volete essere sicuri di spendere bene i vostri soldi per un prodotto che è basilare per la nostra alimentazione oltre che potete anti-tumorale, acquistate soltanto olio DOP”, conclude Fantini, richiamando quell’unica denominazione che garantisce che il prodotto sia stato ottenuto al 100% da olive italiane. In alternativa, per chi può, il consiglio è di acquistare direttamente dai produttori in frantoio o nei mercati di Campagna Amica.

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