mercoledì, Maggio 25, 2022
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Partentucelli-Arzelà, “Facciamolo conSenso”: gli studenti parlano della colpevolizzazione delle vittime di stupro

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Trecento ragazze e ragazzi dell’Istituto Studi Superiori “Partentucelli-Arzelà” di Sarzana hanno partecipato ieri mattina all’incontro formativo “contro la colpevolizzazione della vittima di stupro”. Il momento fa parte della campagna di comunicazione “Sul corpo delle donne”, con il progetto specifico “Facciamolo conSenso”, rivolto ai giovani e finalizzato alla consapevolezza dell’importanza del consenso nel rapporto sessuale.

E’ stato possibile grazie al lavoro del Centro Antiviolenza “Mai Più Sola”, Associazione “Vittoria”, Comune di Sarzana, Consulta giovani di Sarzana, Extracultura, cooperativa Lindberch e Amnesty International.

Per l’associazione internazionale che si occupa di tutela e promozione dei diritti è stato l’avvocato Federico Lera a rappresentare l’importanza dell’impegno su questo tema, a chiedere a giovanissime e giovanissimi di non trascurare l’impegno civile, a ricordare che non è più tempo di coccolare luoghi comuni e pregiudizi negativi che fino a qualche anno fa hanno solamente rafforzato la posizione discriminata delle donne.

Eleonora Ebainetti, Andreaa Valerio e Sveva Tori invece hanno avuto il compito di tenere alta l’attenzione di un uditorio che deve formarsi aggiornando la propria sensibilità rispetto a un problema che è ancora uno dei più gravi e attuali avvertiti dalla nostra società. Le operatrici, infatti, hanno ripercorso il lento mutare delle legislazione in materia, passando dagli accenni agli storici codici penali italiani, vedi il Codice Rocco, che prevedevano perfino il “matrimonio riparatore” in caso di stupro, fino agli anni Ottanta del Novecento, per giunta.

E al gesto di denuncia di Franca Viola che si ribello a quella aberrazione giuridica. Senza parlare della famosa e retrograda abitudine dei processi di ragionare in virtù del “metodo jeans”: se la donna violentata indossava i jeans, era stata necessariamente consenziente. Capo che l’aggressore secondo la legge non avrebbe potuto levarglieli di dosso senza sua volontà.

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