Non chiamiamole "morti bianche"

Sono morti mentre espletavano le loro mansioni quotidiane due operai nella diga Furore di Naro, in provincia di Agrigento.
Per essere più precisi stavano effettuando lavori all’interno di una cisterna e sono precipitati all’interno del serbatoio. A tradirli sarebbe stata la catena che reggeva il cestello all’interno del quale si trovavano i due uomini.

Sul posto sono subito arrivati i vigili del fuoco, i carabinieri, il 118 e l’elisoccorso, ma non c’è stato nulla da fare. Il medico legale si è calato nella cisterna con l’aiuto dei vigili del fuoco ed ha constatato la morte per schiacciamento dei due uomini, due cinquantenni della zona.
Gli operai stavano facendo manutenzione alla cisterna, un serbatoio di raccolta delle acque piovane. La procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta e subito sono partite le indagini per duplice omicidio con violazione delle norme antinfortunistiche a carico di ignoti.

“Non si può morire di lavoro, chi ha delle responsabilità deve pagare. Sono vicino ai familiari, sapendo che nessuna parola potrà lenire il loro dolore” ha detto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, sulla morte di due operai.

Nella stessa giornata, nelle Marche, è morto un operaio dopo essere caduto in un silos contenente mais.

È avvilente parlare ogni giorno di incidenti, spesso mortali, sui luoghi di lavoro. Da ormai molti mesi a questa parte, i dati delle denunce di infortunio registrate dall’Inail, fanno segnare un costante aumento dei casi e anche il report dei primi otto mesi dell’anno va, purtroppo, in questa direzione. Nel periodo gennaio-agosto, le denunce di infortunio sono state 421.969, con un aumento di 5.229 casi rispetto allo stesso periodo del 2016.

“La preoccupazione per l’aumento infortunistico dell’1,3% – spiega il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni – è dettata soprattutto dal fatto che a tale incremento hanno contribuito soltanto le gestioni Industria e servizi (+2,0%) e quella Conto Stato dipendenti (+3,3%), quindi parliamo proprio di carenza di sicurezza nei luoghi di lavoro più rischiosi”.

Noi siamo molto vicini alle famiglie di tutti coloro che hanno perso la vita o hanno subito gravi infortuni mentre svolgevano il proprio lavoro. Siamo nel 2017 e la sicurezza dovrebbe essere messa al primo posto in qualsiasi luogo, così come i controlli dovrebbero essere capillari ed effettuati sempre più spesso. Ne va della salute di tutti e della vita di migliaia di famiglie.

Nei giorni scorsi, Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di Firenze, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che da anni si batte sul fronte della prevenzione ha lanciato l’appello “Non chiamatele più morti bianche”. “Quelle sul lavoro non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti – ha scritto Bazzoni in un appello lanciato in Rete -, ma sono sporche, sporchissime!”.

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