L'eco dei Partigiani

E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno.

Beppe Fenoglio – Il Partigiano Johnny

Quando i nazi-fascisti diedero alle fiamme paesi della Lunigiana, quando uccisero, straziarono, affamarono e denigrarono la gente che voi oggi conoscete forse come nonni, zii o parenti, molti di noi non erano ancora nati. La Resistenza, oggi, si studia a scuola come un evento di tanti anni fa, e si recepisce, si incardina tra le carte macchiate di inchiostro di libri studiati malvolentieri e con, talvolta troppa leziosità, che nei pomeriggi degli studenti si mescola con l’indifferenza. Non so quanto si conosca nelle nostre scuole dell’orrore che il fascismo e il nazismo abbiano portato negli stessi luoghi in cui ora si passa distrattamente per dovere o per diletto.

L’odore acre del sangue rappreso, l’insostenibile vista dei corpi ammassati, stuprati e vilmente abbandonati non ci sono più.

Si parla di centinaia di persone uccise, di pochi dannati gerarchi che ridono e di donne appena violentate e strappate ai figli che tenevano in grembo.

Io non so quanto si sappia di queste vicende poco più che locali (nelle biblioteche trovate tanti libri se volete approfondire), ma la vera storia da sapere è che in quegli stessi anni (si parla del 43-44) ci furono tanti giovani di vent’anni che scelsero di resistere. Alcuni, oggi come allora, li chiamano Partigiani, ma la verità è che “quei nonni” nel fiore dei loro anni volevano vivere e volevano che le loro famiglie, i loro cari, le loro terre vivessero. “Cos’è la Resistenza, se non, semplicemente, la forma più radicale di esistenza?” si chiede Marco Rovelli nel suo libro Eravamo come voi. “Resistere è stare saldi a una radice: ma una radice senza suolo, una radice interiore. Resistenza è essere fedeli a se stessi, alla scelta fatta che dischiude un mondo, e fa conseguire una visione che consenta di afferrarsi ad ogni istante. E questo si chiama semplicemente etica”.

Calvino scrisse che la Resistenza riuscì a fondere il paesaggio e le persone ed io credo che non ci sia nulla di più vero, soprattutto per quanto riguarda la Lunigiana. La popolazione era atterrita dai brigantaggi dei tedeschi, vessata dalle imposizioni di un regime e riesce difficile oggi immaginarla succube di tali ignominie.

Questo giornale si ritiene totalmente solidale con i Partigiani, come lo è stato dal primo momento in cui è stato fondato. Crediamo nei valori della resistenza, della libertà, della multiculturalità e della pace. Non abbiamo nessun problema a dire che condanniamo totalmente le parole di Forza Nuova.

Anzi, ci fanno pure parecchio schifo e ci fanno capire come l’ignoranza e l’indifferenza non dovrebbero mai prevaricare l’intelligenza umana come già è successo quasi un secolo fa, proprio qui, in Italia.

Condanniamo, disprezziamo e denunciamo l’apologia di fascismo a cui speriamo penseranno le autorità competenti, ma soprattutto ci rendiamo conto di essere di fronte ad un disarmante caso di stupidità e non ci meravigliamo se, come diceva Carlo Maria Cipolla nella sua quinta legge fondamentale della stupidità umana, la persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Ci piacerebbe se ci fossero delle ronde etiche a proteggerci dalla stupidità, dalla selvaggia violenza delle menti ottenebrate dal maschilismo che ancora parla di “nostre donne” e di “immigrati africani”, ma per fortuna sappiamo di poter avere l’esempio di ragazzi che 70 anni fa scelsero di darci un esempio che durerà per sempre, loro sì, disposti a donare la loro stessa vita per permettere che anche i negazionisti abili retorici del nulla possano dire la loro.

Noi non pensiamo che i Partigiani debbano essere chiamati eroi, siamo con il partigiano Luigi che nel libro di Rovelli dice: “eravamo uomini, non eroi! Che poi magari i ragazzi oggi ci guardano magari con ammirazione, ma dicono che sono uomini di un altro mondo gli eroi sono distanti, irraggiungibili, non saremo mai come voi…no! Voi potete essere come noi perché noi eravamo come voi!”. I Partigiani erano uomini, uomini meravigliosi.

È la prima volta che prendiamo, come giornale, posizione su un argomento. E lo facciamo senza problemi, senza nemmeno doverne discutere: noi stiamo con i Partigiani.

E sarà bello rivedere tutti quelli che credono nella Resistenza tra pochi giorni a Fosdinovo, dove l’unica passeggiata che verrà fatta sarà quella per la fratellanza e la libertà si canterà e si ballerà ancora una volta la liberazione dell’Italia dallo schifo del fascismo e della guerra.

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