Jobs Act, ecco come funziona

Il governo ha approvato la scorsa settimana in via definitiva i decreti attuativi sul contratto a tutele crescenti e sui nuovi ammortizzatori sociali che fanno parte dell’ormai noto Jobs Act., la legge delega per la riforma del lavoro approvata  dal Parlamento all’inizio di dicembre. Il governo ha anche approvato, in via preliminare, i decreti attuativi che riguardano i congedi parentali e di maternità e i nuovi tipi di contratto.

In quanto legge “delega”, il Jobs Act è stato votato da entrambe le Camere anche se conteneva solamente una serie di principi direttivi entro i quali il governo era stato “delegato” a legiferare, tramite i decreti attuativi.

Le novità più importanti sono l’approvazione definitiva del contratto a tempo indeterminato con tutele presenti per le nuove assunzioni, l’eliminazione dell’articolo 18 (di cui sopravvivono alcuni effetti) e quella dei contratti a progetto, che dal primo gennaio 2016 non potranno essere più stipulati. Ecco le decisioni più importanti prese nei decreti attuativi.

Licenziamenti, contratti e indennizzi

La novità più importante è rappresentata dal contratto a tutele crescenti, un nuovo tipo di contratto per i nuovi assunti a tempo indeterminato che prevede una serie di garanzie destinate ad aumentare man mano che passa il tempo. In pratica, in caso di licenziamento senza giusta causa o motivo, il datore di lavoro dovrà versare al dipendente un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda, da un minimo di 4 ad un massimo 24 mesi di indennizzo. Le nuove regole permettono anche di ricorrere alla conciliazione veloce, tramite cui il datore di lavoro offre una mensilità per ogni anno di anzianità fino a un massimo di 18 mensilità.

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, invece, prevedeva per i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo un risarcimento che andava da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità, ma si applicava solo alle imprese con più di 15 dipendenti: resta comunque valido per coloro che hanno stipulato il loro contratto prima dell’entrata in vigore della legge e delle tutele simili rimangono in vigore per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari per i quali venga provata l’insussistenza del fatto contestato (per i quali viene imposto il reintegro del dipendente).

Contratto a progetto, e apprendistato

A partire dal primo gennaio 2016 saranno eliminati i contratti a progetto, con cui in Italia sono impiegate almeno 502 mila persone. Durante il 2015 non potranno essere stipulati dei nuovi contratti a progetto: quelli ancora in vigore rispetteranno comunque la scadenza naturale. Dall’1 gennaio 2016 contratti a progetto potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato grazie ad alcune agevolazioni. Non sono stati modificati i contratti a tempo determinato (che fra proroghe e rinnovi dal maggio del 2014 non possono comunque superare i 36 mesi) e il lavoro a chiamata. Per quanto riguarda l’apprendistato, saranno ridotti i costi per le aziende, con lo scopo di incentivarne l’utilizzo.

Maternità, congedi e part time

I dieci mesi massimi di congedo parentale dovuti ai genitori naturali potranno essere utilizzati fino ai 12 anni del bambino: dalla nascita del bambino fino ai 6 anni si potrà richiedere il congedo parzialmente retribuito (pari al 30 per cento dello stipendio percepito nel mese o periodo precedente alla nascita), dai 6 ai 12 anni quello non retribuito. Il congedo parentale verrà riconosciuto in uguale forma anche ai genitori adottivi, contrariamente alle norme attuali. In caso di malattia grave del dipendente, inoltre, ci sarà un meccanismo che garantirà il passaggio a un orario di lavoro part time.

Indennità e disoccupazione

Entrerà in vigore il nuovo sistema di sussidi per i disoccupati, che sostituirà l’ASPI. Si chiamerà NASPI e prevede un sussidio decrescente della durata massima di 24 mesi (che saranno però ridotti a 18 nel 2017, per il momento). Anche i lavoratori con contratti co.co.co. – i predecessori dei contratti a progetto – potranno disporre di un assegno di disoccupazione della durata massima di sei mesi, nel caso perdano il lavoro e abbiano versato più di tre mesi di contributi.

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