In memoria di un eroe dei nostri tempi, il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni

Tommaso Cestrone era un pastore di San Prisco, provincia di Caserta. Una persona semplice, cresciuta accompagnando le pecore al pascolo.
Tommaso era solo apparentemente una persona semplice. I suoi occhi, fin dalla più tenera età, si erano educati ad assorbire bellezza, pur con una modesta istruzione, aveva cuore, sensibilità e coraggio per difenderla.
Da generazioni, la sua famiglia conduceva le greggi nei prati che circondano la reggia di Carditello, un luogo incantevole, una “real delizia“, per usare il termine coniato  da casa Borbone a indicare le dimore più care ai sovrani.
Tommaso, nel corso degli anni, aveva ammirato quel grande edificio, ne aveva indagato ogni angolo, scoperto ogni anfratto. Era il suo mondo quotidiano. Ne aveva visto sfiorire la bellezza nell’incuria, smontare e rubare i decori. L’aveva vista finire all’asta, offerta al miglior offerente, di qualunque natura fosse.
Tommaso ha amato così tanto Carditello da diventarne l’eroe, l‘angelo. Una figura di altissimo esempio morale e civile. Uno dei migliori cittadini che l‘Italia abbia avuto negli ultimi decenni.
Grazie alla nomina di custode volontario, ricevuta dal Tribunale di SMCV, per anni ha vigilato ogni notte contro ladri e vandali, di giorno ha tirato a lucido i pavimenti, liberato le mura dai rovi e il prato dagli sterpi. Ha rimosso montagne di rifiuti, si è fatto molti nemici.
In quella terra dei fuochi, dove a prevalere è la violenza, in quel paesaggio fetido di ecoballe, la sua inflessibilità era mal sopportata.
Per questa sua missione Tommaso ha sottratto tempo alla moglie Pina, ai figli Giovanni e Katia, alla propria azienda, più volte colpita da sinistri atti minatori.
Ha imparato a scrivere, a fotografare e a usare i moderni mezzi di comunicazione, ha parlato in tv, ha persino interpretato un film, “Bella e perduta”, raffinata opera di Pietro Marcello.
Ha gridato al mondo che Carditello stava morendo, ha scosso coscienze e arruolato adepti alla sua crociata.
Disilluso dalle troppe promesse ricevute nelle tornate elettorali, “le passerelle”, come le chiamava, solo nel ministro Bray aveva ritrovato uno spiraglio di fiducia. Ma non voleva farsi illusioni o sottoporsi a ulteriori delusioni.
Poi è arrivata la notte del Natale 2013. La cena in famiglia, la Messa e via, a Carditello, come ogni notte, a vigilare e inviare gli ultimi messaggi di auguri.
La mattina non è arrivata per Tommaso, si è spento quella notte per un arresto cardiaco, a 48 anni, nello svolgimento della sua missione, “in servizio“, se il suo fosse stato un lavoro.
Non ha potuto vedere che parte del suo sogno si è realizzato, il Ministro Bray ha tenuto fede alla promessa e oggi Carditello è un bene dello Stato, anche se il suo futuro rimane incerto.
In memoria del suo sacrificio, l’Università di Trento, nel 2014, gli ha dedicato il “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni“. Uno strumento legislativo elaborato per il comune di Bologna da Labsus , il Laboratorio per la sussidiarietà, per colmare le lacune che rendono impossibile, per il cittadino, prendersi cura di un bene pubblico, sia esso un’umile aiuola o un importante monumento in stato di degrado.
Il Regolamento è libero e scaricabile online. Ogni Amministrazione può  adattarlo alle proprie esigenze, Labsus offre supporto, si rende disponibile per incontri, chiede solo di pubblicare le modifiche apportate, affinché siano utili ad altri comuni.
Sono oltre cento, ad oggi, le amministrazioni di città e paesi che hanno adottato questo strumento.
È un’ulteriore vittoria di Tommaso, il bene ha generato bene.
Ogni cittadino volenteroso, ogni comitato, associazione, può farsi promotore, presso la propria amministrazione, affinché intraprenda questo cammino di cura, di amore e condivisione.
Ogni cittadino può diventare un angelo del proprio territorio.
Tutte le informazioni e i contatti sono reperibili su: http://www.labsus.org/
(di Enrica Antognelli)

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