martedì 4 Ottobre 2022

Il rigassificatore di Piombino infiamma la campagna elettorale in Toscana

Sulla produzione nazionale di energia ci sono cose sicure e cose più che sicure. Specialmente in campagna elettorale.

Proprio in questi giorni, infatti, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, leader di Italia al Centro, si è inserito nella discussione infinita sulle fonti di produzione italiane palesando il suo punto di vista: “Serve utilizzare tutte le centrali disponibili, anche con le riaperture”; in buona sostanza, su tutto, parte una freccia diretta alla Centrale Enel della Spezia. Ferma soltanto dal 31 dicembre 2021, con tanto di lancio pubblicitario della proprietà.

“Enel ha ricevuto – rendevano noto a inizio dicembre appunto dello scorso anno dalla stessa multinazionale – l’autorizzazione finale del Ministero della Transazione ecologica per la cessazione definitiva dell’impianto a carbone della centrale termoelettrica ‘Eugenio Montale’. La chiusura della centrale di La Spezia – si leggeva fra le altre cose, compresi i passaggi che citano altre chiusure simili nell’ex Belpaese, nel comunicato firmato Enel – rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno di Enel per la transizione energetica verso un modello sempre più sostenibile, il cui obiettivo è sostituire progressivamente le fonti fossili per la produzione di energia elettrica per raggiungere la neutralità climatica a livello globale”.

Toti in pratica si augura un passo indietro. Doppio. Non quanto Carlo Calenda, volto e inventore di Azione, che per segnare a suo modo un passo avanti facendo una marcia indietro su un altro tema collegato, chiede che si vada verso il nucleare. Togliendo dalle memorie il referendum che lo bocciò. Ma più che altro tutta la discussione in atto da decenni sullo smaltimento delle scorie nucleari. Che ci sono. Non solo, ci sarebbero.

Ma è sui rigassificatori che sembra improvvisamente salita tutta la vera attenzione. O comunque è qui che la politica elettorale prova a farsi capire. Una settimana fa, rilasciando un’intervista al Fatto, magari tentando di stare al passo con l’opinione pubblica piombinese spesso contraria al rigassificatore per una città che aspetta ancora i risultati dalla promossa uscita dalla crisi siderurgica, il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, si diceva convinto del “no alla centrale” assicurato anche dalla sua referente nazionale Meloni. Cosa è cambiato? Nelle ultimissime ore Giorgia Meloni ha reso noto qualcosa di diverso, nonostante la lettura dello stesso primo cittadino piombinese.

Ferrari intanto si era affrettato a rilanciare su Facebook:

Ma tornando al concetto che sull’argomento generale ci siano cose sicure e cose più che sicure, specie durante il periodo di campagna elettorale, l’editore e scrittore Gordiano Lupi, che da settimane – se non mesi – scende in piazza contro il rigassificatore insieme sempre a migliaia di altre persone, ha sottolineato un dettaglio attraverso un commento: “Mi scusi, Ferrari, lei ha capovolto pari pari il senso di quello che ha detto la signora Meloni. Parole precise: I rigassificatori vanno fatti, spero che non venga fatto quello di  Piombino, perché quella città ha già dato molto. In ogni caso, se proprio non potremo evitare di farlo, visto che ne abbiamo bisogno, dovremo optare per posizionarlo a Piombino”. Riascoltando le parole di Meloni d’altronde, la rivelazione di Lupi ottiene una sorta di certificato.          

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