Giornata della Memoria: la rappresentazione di "Occhi tra le foglie" accende la polemica social tra l'Anpi "Laura Seghettini" e Giacomo Pinelli

Nasce la polemica su Facebook tra il direttivo della sezione dell’Anpi di Pontremoli “Laura Seghettini” e lo scrittore Giacomo Pinelli, autore del romanzo Occhi tra le foglie, che è diventato uno spettacolo teatrale e di recente trasformato anche in una grafic novel. Il romanzo che narra di una storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale in Lunigiana e arriva fino ai giorni nostri e che il 25 gennaio prossimo dovrebbe essere messo in scena al Teatro della Rosa, per le scuole superiori in occasione della Giornata della Memoria.

“Siamo molto preoccupati per la ricorrente diffusione del messaggio che emerge dal romanzo “Occhi tra le foglie”, anche attraverso la sua trasposizione sia in versione teatrale che sotto forma di “graphic novel” a fumetti – scrivono per il direttivo Angelo Angella, Paolo Bissoli, Francesco Ferrari, Loriana Pasquotti e Graziella Tassi – Ambientato nel pontremolese, propone infatti un’immagine distorta della nostra Resistenza e racconta situazioni che mai si sono realmente verificate in questo territorio.
Ciascuno è libero di dare sfogo alla propria immaginazione, anche se preferiremmo racconti meno fantasiosi e meno tendenziosi, più aderenti alla realtà di quei terribili venti mesi di occupazione nazista e fascista. Lo avremmo preferito soprattutto in un periodo nel quale si assiste a preoccupanti forme di regressione nostalgica e di squallido attacco alle istituzioni civili, ai valori democratici, alle minoranze e agli immigrati.
L’ANPI di Pontremoli ha deciso di prendere posizione e con pensiero memore e riconoscente ai tanti partigiani martiri della Libertà che non hanno esitato a sacrificare la propria giovanissima vita in nome di un ideale e non meritano che la loro memoria venga infangata e in segno di doveroso omaggio alla comandante partigiana Laura Seghettini, recentemente scomparsa, che per tutta la vita ha difeso e trasmesso ai Pontremolesi i valori di giustizia, libertà, pace ed uguaglianza, fa appello affinché si rifletta sulle conseguenze negative della ulteriore diffusione di tali messaggi”.

Risponde dal su profilo Giacomo Pinelli che dichiara: “Apprendo con sgomento che il Consiglio Direttivo dell’Anpi “Laura Seghettini” si scaglia contro Occhi tra le foglie, invitando la popolazione, a loro dire “indignata”, “a vigilare”, parlando di “immagine distorta della nostra Resistenza” ; il consiglio direttivo si dice incredulo all’idea che il romanzo stia per divenire anche un graphic novel. Premesso che mi è stato insegnato a rispettare qualsiasi opinione, anche la più fantasiosa e mi considero sostenitore della libertà di pensiero e avverso a qualsivoglia forma di censura, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.
E’ sempre pericoloso e intellettualmente controverso confondere la realtà storica e la fiction letteraria: è logico e naturale che la trama del romanzo non ricalchi fatti realmente accaduti in Lunigiana all’epoca del conflitto. E’ proprio quando si è convinti del proprio intimo sentire che ci si può permettere di dipingere scenari che mettano in luce gli errori e gli inciampi degli esseri umani, anche di quelli che stanno dalla parte giusta. Sono e sarò sempre antifascista, ma questa mia convinzione non potrà mai essere un freno alla creatività e alla necessità di dipanare nelle mie pagine la trama di una mia opera.
Se dalle pagine del romanzo e dalla trasposizione teatrale emergono immagini saltuarie di partigiani che compiono azioni deplorevoli è soltanto perché tutto ciò è plausibile, ma lasciar intendere che questo sia un tentativo di revisione storica dimostra chiusura mentale e preconcetto. Il protagonista di Occhi tra le foglie è un vecchio partigiano che sente la vita scivolargli via e nutre il desiderio di appianare i tormenti di una vicenda familiare. E’ un personaggio positivo e generoso, all’oscuro di alcuni fatti successi all’epoca. Tutto ciò è la fonte dell’intreccio del romanzo. Citare le espressioni pronunciate in un’intervista, come “vecchio scandalo” e “scheletri nell’armadio”, lasciando intendere che si riferissero al conflitto stesso, è come ammettere che nessuno dei firmatari si è preso la briga di leggere il romanzo o di assistere alla rappresentazione teatrale. E ciò mi pare piuttosto grave. Accetto e accetterò sempre le critiche alla mia opera, ma dal punto di vista letterario e qualitativo. Non sono disposto a subire attacchi alle mie convinzioni intime e personali da chi invita a vigilare, con tempistiche piuttosto dubbie, su un testo che è stata pubblicato sei anni fa e su uno spettacolo andato in scena l’anno scorso per quattro volte nel teatro cittadino. Io sono un romanziere, scarso o di qualità sono i lettori a deciderlo, ma non permetto che mi si accusi di rigurgiti fascisti o di revisionismo, semplicemente perché è un’accusa falsa e, inoltre, perché non posso pensare di limitare la mia libertà di espressione per non rischiare di andar contro a chi si erge a unico paladino della verità. Imbavagliare le voci è sempre, questo sì, un rischio per la democrazia.
Mi trovo costretto ad aggiungere, controvoglia perché non mi piace mai citare persone non coinvolte nella questione in esame, che ho scritto il romanzo raccogliendo i ricordi di Ugo Vignali, unico partigiano di Montelungo, deceduto qualche anno fa, che ringrazio pubblicamente alla fine del libro e per il quale ho organizzato una lettura speciale a poche settimane dalla pubblicazione. Del suo apprezzamento mi faccio vanto, così come di quello di tante, tante persone, dichiaratamente antifasciste, che hanno capito lo spirito che permea il romanzo e che ci siamo sforzati di far rivivere nell’opera teatrale. Per rimanere nel contesto locale, il figlio di un ufficiale inglese, che ha sostenuto la Resistenza, è venuto a stringermi la mano alla fine dello spettacolo dell’anno scorso. Chiunque ha la capacità di scindere la realtà con l’immaginazione letteraria comprende che si possono far compiere atti scellerati anche a personaggi che rappresentano la parte giusta del conflitto, perché di questo la fiction si nutre. Questo mi diceva, ad esempio, la figlia di un anarchico mio omonimo, che è stato partigiano. Preciso poi che il romanzo è pubblicato dalla casa editrice Fedelo’s di Parma, il cui proprietario, Andrea Marvasi, è un fiero antifascista ( basta guardare il catalogo dei volumi proposti per rendersene conto) e ha creduto così tanto nel libro da farne il titolo di punta della propria proposta editoriale. Di esempi ce ne sono tanti, anche quelli di persone che hanno fattivamente contribuito alla realizzazione dello spettacolo. Gli attori, i tecnici, la regista, tutto coloro che con un aiuto prezioso ci hanno fatto sentire la propria vicinanza. Lo stesso Riccardo Sordi, ideatore del graphic novel, mi è persona limpida e dall’onestà intellettuale inattaccabile Secondo le vostre parole tutti loro sarebbero complici di un progetto tendenzioso e mirato a distorcere la verità storica, con l’intento di minare la coscienza degli studenti. L’assurdità di tale assunto credo sia lampante.
Ritengo doveroso, dunque, invitare i firmatari di questa lettera a un incontro pubblico, dove, con civiltà e serenità di giudizio, potremo confrontarci sulle rispettive posizioni”.

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