Al Frame, l'arte performativa di un viaggio introspettivo con "Petrolio per Intramoenia"

Si chiama Petrolio per Intramoenia, la serata evento prevista per domani, giovedì 27 aprile, dalle 22.00 al Frame. Ancora una volta nella programmazione dell’Arci dell’Umbertino, la commistione tra diverse forme artistiche e in questo caso, performative. Torna, infatti, sul palco del circolo Arci, Angela Teodorowsky, conosciuta performer della Spezia; questa volta accompagnata dalla musica dal vivo di Enrico Cerrato.

Viste le più recenti performance –  l’ultima, “Kamikaze” al Camec il mese scorso in occasione della notte bianca – la Teodorowsky si sta dimostrando molto attiva nella scena artistica spezzina attuale, dando vita a performance – come sempre – pensate e originali, spinte dalla continua sperimentazione artistica che caratterizza la performer spezzina. Tematiche forti, spesso introspettive, volte alla riflessione più profonda e interiore, generata attraverso l’armonia, spesso spigolosa, dei movimenti, dei gesti, degli spazi della scena. Una performance resa tale, anche dall’accompagnamento musicale, in questi casi, fondamentale alla realizzazione e alla completezza di un atto performativo in grado di colpire lo spettatore, e raggiungere gli obiettivi.

Anche questa volta, Intramoenia, così definita l’ultima performance della Teodorowsky, come anticipa il nome, ha a che fare con l’introspezione, e questa volta, con la dimensione più soggettiva di noi stessi. L’atto performativo si propone infatti, di indagare le solitudini attraverso “il gesto, il rituale del ricordo, la sacralità degli oggetti”. Una scena accompagnata, e scandita, dal musicista Enrico Cerrato e il suo nuovo progetto: Petrolio.

Nato nel 2015, Petrolio è la nuova avventura del musicista attivo sin dal 1994. Proveniente da diverse esperienze e “incursioni” musicali – metal con gli Infection Code, jazz/noise/punk/ dei Moksa – oggi, esordisce con il nuovo album “Di cosa si nasce”. Elettronica, metal e shoegaze, per un album che vuole incarnare il flusso e la circolarità della vita. Un flusso che come “un fiume nero che, lento e inesorabile, ci annega fra le sue
acque tetre”; un’indagine profonda del proprio io, attraverso “il vuoto del nostro cuore, il freddo della nostra anima”, tra angoli più desolati, le solitudini più nascoste. Un percorso profondo lungo le vie più buie del nostro essere e di un cerchio, che giunto al termine, si stringe come una morsa.

Due elaborazioni artistiche, che evidentemente, si miscelano perfettamente in un’unica performance, in grado di completarsi e rafforzarsi – nel messaggio – vicendevolmente.

 

Exit mobile version