Cosa succederà se dopo le elezioni del 4 marzo non avremo una maggioranza?

Da venerdì scorso non si possono più diffondere sondaggi sulle elezioni ormai imminenti con cui si andrà a definire l’assetto del nuovo parlamento italiano.
Quello che emerge dai dati diffusi è che il 4 marzo sarà difficile ottenere una maggioranza definita, non è un argomento tenuto molto in considerazione durante la campagna elettorale, ma è anche l’ipotesi più probabile a cui andremo incontro.

Se veramente accadesse questo ci troveremo di fronte a tre scenari principali tra cui anche l’alleanza tra partiti che oggi sono avversari. Due settimane dopo il voto ci sarà l’insediamento del nuovo Parlamento, si formeranno i gruppi parlamentari sotto la presidenza dei due parlamentari più anziani per ogni Camera, poi si eleggeranno i presidenti di Camera e Senato.

A questo punto si avranno, forse, le prime possibili intese da cui potrebbe nascere il nuovo governo. Momento importante sarà poi il giorno in cui il presidente Mattarella inizierà a ricevere i rappresentanti dei vari gruppi per capire se è possibile formare una maggioranza. Le consultazioni, una prassi che non si ritrova in alcuna legge, durano in genere un paio di giorni, possono dare vita a tre scenari:
– il presidente della Repubblica affida a qualcuno l’incarico di formare un governo che con tutti i ministri viene presentato a Mattarella e deve ottenere la fiducia del Parlamento;
– se non c’è una chiara maggioranza il presidente può continuare le consultazioni o affidare ad un altro leader politico un incarico “esplorativo”, in genere ad avere questo ruolo è una carica istituzionale come quella del presidente del Senato;
– se tutti i tentativi di formare un governo falliscono il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

Gli scenari che si prospettano per il 20 marzo (approssimativamente) sono ancora tre:

– Si torna al voto.
Dalle consultazioni non emerge nulla di positivo, Mattarella è costretto a sciogliere le Camere appena insediate e convocare nuove elezioni. Nel 2013, ad esempio le prime consultazioni che vedevano Bersani possibile premier, fallirono e Napolitano contribuì a creare una formazione di governo in cui il presidente del consiglio fu inizialmente Enrico Letta. Il capo dello stato può ovviamente spingere le forze politiche a trovare un accordo per governare, ma ci saranno comunque consultazioni molto agitate e che potrebbero nonostante tutto portare di nuovo alle elezioni.

– Si fa una grande coalizione
Non è assolutamente scontato che Forza Italia e Pd decidano, per mantenere la stabilità finanziaria del paese, per le pressioni del presidente della Repubblica e per la stanchezza dei partiti di fronte ad una nuova campagna elettorale, di collaborare per il bene del Paese. Per formare un governo di grande coalizione ci vuole un grande numero di seggi sufficiente ad appoggiarlo: Pd, Fi e i partiti di centro minori dovranno conquistare la maggioranza e in caso contrario, raccogliere la fiducia di altri parlamentari.
Si parla molto della possibilità di un governo in cui sia Pd che Fi possano coesistere, soprattutto dopo il primo giro di consultazioni. A tal punto, Mattarella potrebbe affidare l’incarico di formare un nuovo governo ad una figura piuttosto neutrale come ad esempio l’attuale presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Non è escluso ovviamente che i partiti di centro destra che entreranno nella futura maggioranza potranno chiedere un nome ancora più neutrale o comunque nuovo per “tagliare i ponti” con il precedente governo.

– Governa il Movimento 5 Stelle
Se non ci sarà alcuna possibilità di formare una grande coalizione è da considerare la possibilità (non molto accreditata) che ci siano i presupposti per formare una maggioranza con M5S, Lega e Fratelli d’Italia, tre partiti che sono in sintonia su molti temi.
Tuttavia è molto prematuro scommettere su un tale governo subito dopo le prime consultazioni anche perché dinanzi ad una situazione simile i tre partiti non potrebbero mai prendere accordi decisivi dal primo incontro. Se ci saranno i presupposti ci vorrà del tempo per arrivare a questa conclusione.
Con Di Maio premier, Lega, Fdi e altre forze assicurerebbero il proprio appoggio ai 5 Stelle e potrebbero o entrare a far parte del governo con i propri ministri (o altri incarichi) oppure votare i singoli provvedimenti e la fiducia senza però partecipare al governo.

 

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