Decaduta l'incandidabilità di Silvio Berlusconi

Decade l’incandidabilità per Silvio Berlusconi grazie alla riabilitazione attuata dal Tribunale di Sorveglianza di Milano.
Gli effetti della Legge Severino, scattati a causa della condanna ai danni dell’ex cavaliere nel processo sui diritti Mediaset del 2013, sono annullati; in caso di ritorno alle urne sarà permesso a Berlusconi di presentarsi come candidato alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica.

Silvio Berlusconi avrebbe scontato i termini della condanna – 4 anni di reclusione, di cui 3 condonati, e lo svolgimento di servizi sociali con l’impegno di assistenza agli anziani 4 ore alla settimana – dando “prove effettive e costanti di buona condotta”.
Secondo la corte, inoltre, i “carichi pendenti”, ovvero i procedimenti in corso dopo una richiesta di rinvio a giudizio, come il caso Ruby ter, non sono automaticamente “ostativi” e non necessariamente “significativi” di una condotta “non buona” dopo il completamento della pena.

Rientra comunque nelle competenze della Procura generale di Milano la possibilità di fare opposizione alla decisione attuata dal Tribunale di Sorveglianza, dovrà leggere le motivazioni dell’ordinanza vagliandone la legittimità.
Roberto Alfonso , procuratore generale, ha detto ai cronisti “leggeremo e valuteremo”, operazioni per cui si hanno 15 giorni di tempo.

Diverse le reazioni da parte di politici dei vari schieramenti politici alleati dell’ex premier:

Matteo Salvini (Lega), leader del partito di maggioranza della coalizione di centrodestra, attualmente impegnato nella difficile formazione del nuovo esecutivo con il M5S, ha dichiarato “Silvio Berlusconi che torna candidabile è una buona notizia per lui, e ne sono davvero felice, e soprattutto per la democrazia”.

Mariastella Gelmini (Forza Italia), capogruppo alla Camera per gli azzurri, afferma “Giustizia è fatta. Un calvario durato 5 anni che non ha permesso al presidente Berlusconi di essere candidato come milioni di italiani gli chiedevano. Ora l’Italia potrà contare ancora di più su di noi”.

Annamaria Bernini (Forza Italia), capogruppo al Senato del partito di Berlusconi, commenta l’accaduto “Si conclude dopo cinque anni un calvario giudiziario, politico e umano che ha impedito al leader del centrodestra di essere in campo in prima persona”.

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