Editoriale – Buon compleanno Eco!

Sono già passati 3 anni da quando uscì il primo articolo di questo piccolo giornale online di provincia.
Un giornale in cui nessuno di noi è arrivato per caso, ma in cui tutti hanno portato parte di quella conoscenza che è diventata, oggi, patrimonio comune da cui attingere ogni qual volta ci si accenna alla stesura o alla previsione di qualche “pezzo” o “servizio”, data la natura multidisciplinare dello stesso.
Se c’è una cosa che mi piace dell’Eco della Lunigiana è proprio questa: crescere e imparare facendo quotidianamente il giornale, dal più tipico modo di scrittura, al più complesso sistema di impaginazione, creando materiale diverso e complementare.
La democraticità parte sin dalla scelta della ”apertura” ogni mattina e prosegue poi con la programmazione di tutte le altre notizie, su cui vige, ovviamente un ordine di importanza e di sistemazione dettato dall’urgenza comunicativa della notizia.
Anche in questo senso, fin dall’inizio, abbiamo puntato sulla veridicità e sul controllo di tutte le informazioni che raccogliamo, le fake news non ci piacciono e nemmeno il mito – da sfatare – secondo cui l’informazione debba necessariamente essere “senza filtro”. Quello del giornalista è infatti un ruolo importantissimo all’interno del mondo della comunicazione e non è assolutamente neutrale, anzi, non deve esserlo. Da un fatto viene fatta crescere la notizia, il filtro è solamente nella testa di chi scrive. Per questo motivo quando sento parlare di imparzialità ho molti dubbi su quanto di vero ci sia nello scritto. Questo accade perché ogni giornalista, collaboratore, e anche fotografo ammette la propria versione delle cose, con una cronologia ben definita.
Craig Silverman, introducendo l’ottimo testo di Luca Sofri “Notizie che non lo erano” sostiene che: i siti di news dedicano molto più tempo e risorse a diffondere informazioni dubbie e spesso false di quanti ne impieghino a verificare e/o smontare contenuti virali e voci diffuse su internet.
Esiste una deontologia o almeno un codice la cui esistenza viene insegnata a chi intende fare giornalismo in modo professionale. In molti, però se ne dimenticano appena usciti dall’aula dell’Ordine. Ciò va senza ombra di dubbio a manipolare la veridicità di una notizia.

Ma torniamo a noi. 3 anni sono pochissimi, contando che stiamo ancora cercando di investire le nostre forze in questo progetto, senza trarne uno stipendio in cambio. In quasi 3 anni abbiamo decisamente fatto sapere al nostro pubblico che ci siamo, che siamo capaci di raccontare e per quanto giovani possiamo tranquillamente competere, quanto a servizi, con redazioni ben più strutturate. Non è stato facile, intrattenere rapporti con i comuni e le realtà locali è stato più ardimentoso del previsto, abbiamo fin da subito contato solo ed esclusivamente sulle nostre forze costruendo spazio web, canali social, arricchendo quotidianamente il nostro archivio multimediale di immagini e video tagliando più spese possibili.
Il nostro sforzo, adesso è quello di far diventare tutto questa attività quotidiana in un lavoro remunerato degnamente. Sembra abbastanza difficile per una piccola realtà indipendente locale (ed in effetti lo è), ma pensiamo che non sia del tutto impossibile.
Una delle nostre più grandi sfide è anche quella di far convergere i gusti di lettura del pubblico su qualcosa di meno banale e più interessante da un punto di vista culturale. In un’area in cui la cronaca bianca ha la meglio è importante dare visibilità a giovani artisti, attività teatrali, musicali e pittoriche che in altre aree sarebbero meglio valorizzate e meglio veicolate da un mezzo di informazione. Un’altro traguardo è quello di riuscire a parlare di eventi tradizionali con uno sguardo nuovo e meno canonico, puntando più su fotografie e video attraverso cui l’emozione dei lettori è più riscontrabile che in una lunga e pedissequa relazione.
In molti sostengono che, per la nostra corrente editoriale, siamo sorretti da un potente substrato di potere riconducibile al Partito Democratico. O almeno, questo è quello che pensa parte dei nostri affabili detrattori. In realtà è difficile oggi potersi dire indipendenti quando gli altri fanno di tutto per dimostrare che non lo sei. Ma dirò di più: l’ironia è la cosa più difficile da far cogliere in un articolo e combattere contro partiti razzisti, xenofobi e populisti è ogni giorno una grande sfida per la nostra esistenza e la democrazia del nostro paese. Di questo ci sentiamo parte, scriviamo, fotografiamo, filmiamo per noi e per i nostri lettori da cui non chiediamo nulla in cambio (L’Eco è e rimarrà gratis) e speriamo che questo diventi sostenibile almeno da poterci garantire uno stipendio decente, cosa che per ora è solamente un qualcosa di parallelo ad altre attività che conduciamo in attesa di tempi migliori, per l’editoria e la democrazia stessa.
Buon compleanno Eco!
Grazie a Francesca, Francesca, Marco, Marco, Chiara, Simona, Martina e a tutti quelli che ci sono stati prima.
Grazie davvero!
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