giovedì 1 Dicembre 2022

Color Out of Space, Stanley porta Lovecraft al cinema

Un meteorite si schianta nel terreno dell’isolata fattoria della famiglia Gardner, situata vicino alla fittizia cittadina di Arkham nel New England. La misteriosa forza aliena portata dalla meteora inizierà a mutare tutte le cose circostanti, con risultati inquietanti per la povera famigliola.

Richard Stanley è un regista di culto, ha diretto quel piccolo-grande gioiello del cinema cyberpunk di Hardware – Metallo letale (se non lo avete mai visto e siete appassionati del genere, correte a recuperarlo).
Dopo il suo secondo film, l’horror Demoniaca, il fallimento di portare sul grande schermo la sua personale visione de L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells (la produzione lo rimpiazzerà col regista veterano John Frankenheimer; ne risulterà il “pasticcione” con Marlon Brando e Val Kilmer L’isola perduta).
Deluso da quella esperienza fallimentare, Stanley si ritira dalle scene dedicandosi esclusivamente alla realizzazione di alcuni documentari.
Questo auto-esilio termina finalmente quando nel 2013 inizia a lavorare all’adattamento de Il colore venuto dallo spazio, uno dei racconti di H.P. Lovecraft a lui più cari.
Il progetto ha dovuto aspettare sei anni – e il coinvolgimento di una star del calibro di Nicolas Cage e dei produttori di Mandy (tra cui anche Elijah “Frodo” Wood) – per vedere finalmente la luce.
Color Out of Space è stato presentato in anteprima allo scorso Toronto International Film Festival, ottenendo una buona accoglienza da parte della critica. Un ritorno gradito del regista sudafricano al mondo della fiction, di cui parleremo proprio in questo articolo.

Color Out of Space è un lento scivolare nella follia con elementi body horror, un film inquietante ed efficace nonostante i suoi limiti di budget (limiti che si fanno notare solo in poche scene con artificiosi effetti digitali).
Una pellicola dove si cerca di creare un vero e proprio “universo lovecraftiano”, con vari piccoli riferimenti ad altre storie dell’autore di Providence disseminate per tutto il film (tra gli esempi più lampanti: vengono nominate le cittadine di Dunwich e Innsmouth, viene mostrato un libro chiamato Necronomicon).
Queste piccole chicche non sono fini a se stesse, ma inserite con la volontà di creare una connessione con i prossimi episodi; il progetto dovrebbe infatti diventare una trilogia (L’orrore di Dunwich è il secondo adattamento previsto).
Oltre al materiale originale lovecraftiano, Stanley attinge elementi anche da altre pellicole cult, prediligendo come fonte primaria di ispirazione certo horror degli anni ’80.
Abbiamo il rapporto tra il bambino e la presenza invisibile, il primo ad interagire e comunicare con questa cosa ignota, chiaro richiamo a Poltergeist – Demoniache presenze, pellicola prodotta da Steven Spielberg e diretta da Tobe Hooper (Non aprite quella porta, Le notti di Salem).
Le creature mutanti create dalla presenza aliena – realizzate con efficaci effetti pratici in penombra – ricordano gli agglomerati di carne informe di altre pellicole lovecraftiane come La cosa di John Carpenter e From Beyond – Terrore dall’ignoto di Stuart Gordon (il regista di Re-Animator è purtroppo venuto a mancare recentemente).
Tutto questo arricchito da un comparto visivo con luci e colori al limite dello psichedelico e un’ottima colonna sonora di Colin Stetson (Hereditary – Le radici del male).

Color Out of Space

Color Out of Space rappresenta un grande ritorno per Richard Stanley dietro la macchina da presa e uno dei migliori film ispirati all’opera di H.P. Lovecraft.
Se apprezzerete la pellicola, vi consiglio di recuperare altri film dalla forte impronta lovecraftiana come: la Trilogia dell’Apocalisse di Carpenter (La cosa, Il signore del male, Il seme della follia), Re-Animator e From Beyond di Stuart Gordon, il film a episodi Necronomicon, The Void – Il vuoto di Steven Kostanski e Jeremy Gillespie, Annientamento di Alex Garland e i film indipendenti distribuiti dalla H.P. Lovecraft Historical Society The Call of Cthulhu e The Whisperer in Darkness.

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