CFR Italia, la pesca con la mosca e la riabilitazione delle donne colpite da tumore al seno

Dopo il successo del primo ritiro organizzato a Soliera di Fivizzano nel maggio scorso, è in dirittura d’arrivo il secondo importante appuntamento di Casting for Recovery Italia, programma nato oltre 20 anni fa negli USA che prevede l’insegnamento e la pratica della pesca con la mosca come ulteriore strumento di supporto psicofisico nel percorso di riabilitazione per le donne colpite dal tumore al seno.

L’obiettivo  è quello di ricaricarsi mentalmente e fisicamente in mezzo alla natura: condividere esperienze, imparare una nuova attività, rilassarsi, staccare la mente dai mille impegni e pensieri collegati all’ evento così doloroso che le ha colpite: il progetto di CfR offre  questa opportunità, grazie al contributo di privati, associazioni, produttori di articoli sportivi che mettono a disposizione tempo, prodotti e denaro affinché tutto questo possa realizzarsi; la partecipazione al ritiro è   gratuita per le pazienti, ed è “pro bono” anche l’assistenza fornita loro dal personale medico e dagli istruttori di pesca presenti.

Quest’anno, a testimonianza di quanto sia stata positiva l’esperienza per loro, hanno collaborato attivamente alla raccolta fondi anche le prime pazienti coinvolte nel 2017, con il desiderio che l’iniziativa possa crescere nel tempo e dare a tante altre “compagne di lotta” la possibilità di usufruire di una terapia a base di “natura, relax, condivisione e tre giorni tutti per sé”

I giorni del ritiro sono articolati in varie attività che vanno dalla pratica giornaliera di rilassamento e aggregazione guidata dalla psicologa, alla lezione di lancio con gli istruttori di pesca, alle lezioni teoriche sulla biologia del fiume e dei pesci e degli insetti che lo abitano, a tempo libero tutto per sé da utilizzare a piacere, fino alla mattina di pesca sul fiume.

Purtroppo a tutt’oggi,  nonostante la prevenzione e tutti i progressi della medicina, in Europa il tumore al seno resta la prima causa di morte per patologia oncologica nelle donne, eppure al di fuori degli ambiti medici, l’impatto di questa malattia è spesso sottovalutato. Ma succede anche, come ci racconta Tania, una delle protagoniste del prossimo ritiro: “…che la parola cancro spaventa più chi non ce l’ha dei malati, come ho capito guardando negli occhi chi mi veniva a trovare. Tu sei cosciente di quel che hai, e hai paura, ma combatti, sai cosa devi fare, sai che devi affrontarlo e lottare. Ma chi ti guarda ha molta più paura di te.” –

Tania ha 42 anni ed è una regina di resilienza: la sua lotta è iniziata 5 anni fa, e non è ancora finita, perché l’ultimo controllo medico ha stabilito che dovrà continuare per altri 5 a seguire la terapia ormonale antitumorale impiegata con buon successo per ridurre la possibilità di recidive, ma che comporta l’induzione alla menopausa e dunque l’impossibilità di avere figli. “Sì, questo “effetto collaterale” è stato il “colpo” più duro che ho ricevuto quando mi hanno diagnosticato il cancro – spiega Tania– di primo acchito,  avevo reagito bene, pensando che avrei combattuto con tutte le mie forze per non farmi piegare da questa cosa, ma non ho figli e avrei fatto di tutto per averne: dover rinunciare alla maternità  è stata la cosa più difficile da accettare per me. Inoltre  ho dovuto rinunciare anche al mio sogno professionale, ero cuoca ma non posso più fare questo lavoro e vivere della mia grande passione…Eppure – è la sorprendente conclusione –  io oggi la ringrazio, la mia malattia, perché il suo arrivo mi ha tirato fuori da tanti meccanismi sbagliati che c’erano in quel momento nella mia vita e che mi stavano danneggiando. Nell’affrontare questo percorso ho incontrato persone meravigliose e ho avuto l’opportunità di conoscere davvero me stessa, e nonostante tutte le difficoltà tante cose sono cambiate in meglio.”

Sonia, 49 anni ha affrontato l’intervento poco più di un anno fa. Imprenditore, sposata con una figlia, Sonia ringrazia oggi l’insistenza del marito e della figlia che, dice “Mi hanno salvato la vita. Sottovalutavo un cambiamento al seno di cui mi ero accorta, perché in fondo pensiamo sempre che queste cose succedano agli altri, invece è toccato a me… improvvisamente tutto è cambiato, ogni priorità sovvertita, e mi sono resa conto delle cose davvero importanti”. Anche lei non si è fatta abbattere dalla malattia; dopo l’intervento ha affrontato la chemioterapia, decidendo, quando ha iniziato a perdere i capelli, di mettersi davanti allo specchio e rasarsi da sola, quasi una sfida con la nuova se stessa combattente perché, racconta “Io sono una ragazza forte, lo sono sempre stata e continuo ad esserlo. Oggi sono anche molto coinvolta in attività di volontariato a favore di altre donne che stanno vivendo tutto questo. E non mi fermo. Sono felice di partecipare a  questo programma, che sono certa sarà una bella occasione di conoscenza, condivisione e confronto con chi, come me, sta affrontando questa difficile esperienza.”

Non si ricorda mai abbastanza quanto il tumore al seno sconvolga non solo la vita quotidiana, ma anche l’immagine corporea e l’equilibrio emotivo delle donne, nel suo essere tanto subdolo e difficile da affrontare. La mastectomia e le terapie, chemio, radio, antitumorali a base di ormoni, sono debilitanti, cambiano l’aspetto e la forza dei loro corpi mentre la mente deve fare i conti con qualcosa che ribalta ogni sentire precedente, in se stesse e nei loro familiari. Anche per questo l’altra Sonia, nel senso che al secondo ritiro di Sonia  ce ne sono due, ha voluto – pur affettuosamente – “rimproverare” pubblicamente sulla sua pagina Facebook Nadia Toffa, la conduttrice di “Le Iene” nota anche per aver parlato del suo tumore, con un accorato scritto che dice tutto di quello che significa per lei e moltissime altre combattere ogni giorno contro il cancro. 44 anni e due figli, un ragazzo di 15 e una bambina che aveva solo 5 anni quando a fine 2013  è stata operata per la prima volta, Sonia ha subito un calvario fatto di mastectomia, radioterapie e metastasi alle vertebre e al femore, è stata “ …aperta come un omino della playmobil…” e in tutto questo percorso ha perso anche persone speciali che combattevano con lei. Riportiamo quasi integralmente il suo intervento, più significativo di qualunque altra parola: “….dici che i malati di cancro si devono sentire fighi, io non mi sento figa, mi sento stanca… di una stanchezza non solo fisica, che ti impedisce di fare anche le cose più semplici, ma anche di una stanchezza mentale che ti opprime come se avessi sempre un peso enorme sulle spalle…Mi sono sentita presa in giro, come se la mia battaglia fosse stata sminuita, e il mio calvario una cosa leggera. Ti invito se vuoi a visitare insieme a me lo splendido reparto oncologico dell’Ospedale i Carrara, dove il pubblico vedrà veramente come le persone combattono questo schifo di malattia e come me pregano di avere il tempo di veder crescere i propri figli..”

Torna, in questa dura testimonianza, l’ansia per il futuro e il benessere dei propri cari,  la necessità di combattere per vivere prima ancora per loro che per se stesse, come ci aveva raccontato Gina, nel maggio scorso; anche lei, che  non poté raggiungere il primo gruppo di Casting for Recovery a Soliera perché sua figlia non stava bene, quest’anno sarà  della partita. Gina ha poco più di 50 anni e combatte dal 2011, anno in cui il tumore si è presentato la prima volta. Come faccio, si è chiesta al tempo, con la mia bimba, che ha solo cinque anni, dopo che abbiamo già perso suo padre, il mio compagno amatissimo, soltanto due anni fa? Come faccio a restarle vicino, ad essere forte, a non spaventarla quando perderò i capelli, come faccio ad esserci ancora per lei, che è tutta la mia vita? “ Quando poi è successo – racconta – di perdere tutti i  capelli, e di non volermi  far vedere dalla bambina, lei mi ha tolto la parrucca e ha detto  – mamma, ma tu sei tanto bella anche così… – è stata lei a darmi la forza di affrontare 7 cicli di chemioterapia devastanti, la depressione, la solitudine… tutto è cambiato, ma devo anche dire che in questi anni ho conosciuto persone meravigliose che mi sono state vicine in modi inaspettati.”

L’augurio degli organizzatori, per tutte le partecipanti al nuovo ritiro, è di rigenerarsi, sorridere, godere del tempo da dedicare a se stesse, pescare e “rilasciare” in allegria, ma soprattutto sgombrare la mente e il cuore dai tanti pesi quotidiani che la malattia porta con sé e tornare alle loro famiglie, se possibile, almeno un po’ più serene di quando sono arrivate.

Il secondo ritiro di Casting for Recovery Italia è realizzato grazie al contributo del Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Carrara, dell’associazione ligure di pesca Alta Valtrebbia (riserva di pesca di Gorreto) , del Fly Club Genova, di APR Alleanza Pescatori Ricreativi, de Il Volto della Speranza Onlus e patrocinato da IMM Carrara Spa/CarraraFiere.

Per info e donazioni:  info@castingforrecovery.it  –   www.castingforrecovery.it

Segui la storia del primo e del secondo ritiro e delle sue fantastiche protagoniste sulla pagina Facebook dedicata  https://www.facebook.com/CastingforRecoveryItalia

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