Monache per vocazione o costrizione? Se ne parla sabato a San Caprasio

Come si viveva in un monastero di clausura, quante monache vi si ritiravano per vocazione e quante perché costrette da ragioni di famiglia? A Massa il monastero delle Clarisse,  di fondazione ducale, nei suoi trecento anni di storia ha ospitato giovani delle classi nobili e agiate, costrette dalle loro famiglie a ritirarsi in convento per evitare, spesso, di disperdere il patrimonio di famiglia. Tra le tante monache ritirate a Massa qualcuna raramente riusciva faticosamente ad uscire e tornare alla vita laica, come nel caso di una  monaca della famiglia dei Malaspina di Pontebosio.

Lo storico Filippo Pittiglio, autore di un corposo volume di documenti del monastero di Massa, sabato 13 maggio, alle 16, nel Museo di San Caprasio, terrà una conferenza  sul tema La monaca di Massa, storia di una comunità religiosa tra costrizione e vocazione in età moderna. Pittiglio è stato allievo del professor Enzo Freggia e, conseguita la maturità classica, ha compiuto studi di giurisprudenza. Nel periodo di volontariato nella Biblioteca Niccolò V si è laureato in Lettere con lode all’Università degli Studi di Pisa con il professor Adriano Prosperi e Gabriella Zarri.

La clausura – dice Pattuglio –  fu certamente ed effettivamente nella società di antico regime, luogo privilegiato per le ragazze e donne chiamate dalla vocazione ad essere spose di Cristo, ma fu altresì dimora coatta per molte, moltissime giovani, sia della città che del contado”. La manifestazione culturale è promossa da l’associazione Amici di San Caprasio, Centro Aullese Studi e Ricerche “G. Ricci”, Istituto Internazionale Studi Liguri , Associazione Manfredo Giuliani,  Associazione  Etrusca Luni,  Cenacolo Roberto  Micheloni Roberto  Micheloni,  Centro Lunigianese Studi Danteschi.

Total
0
Condividi
Lascia un commento
Articoli simili
it_ITItalian

Aiutaci a mantenere libero e gratuito questo giornale.
Una persona informata contribuisce a migliorare il mondo!