Aulla: Med Link sotto i riflettori della Direzione Distrettuale Antimafia

Sette gli indagati ai quali i Carabinieri Forestali del Gruppo di Firenze hanno notificato l’avviso di conclusioni delle indagini emesso dal P.M. Giovanni Arena, della DDA di Genova, nell’ambito dell’attività di polizia giudiziaria denominata “500 Mesh”. Delle 7 persone 6 sono residenti o hanno l’attività lavorativa in Toscana e tra questi rientrano i titolari dell’ex Cava di Paterno ubicata nel Comune di Vaglia (FI).

I reati contestati rientrano negli art. 110 c.p. e art. 260 D. Lgs 152/06 poiché, agendo in concorso tra loro nelle rispettive qualità, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi (connesso all’esercizio delle rispettive imprese) ed attività continuative, cedevano, ricevevano, trasportavano e comunque gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti. L’indagine prende le mosse dall’esposto di un privato nel 2013 per la presenza all’interno dello stabilimento dell’ex cava Paterno di numerosi “big bags” contenenti una polvere di natura e provenienza ignota.

La cava, più volte al centro di indagini, si è trasformata nel corso degli anni in una  discarica abusiva, una vera e propria bomba ecologica dove sono state rilevate grandi quantità di idrocarburi e metalli pesanti. Lancillotto Ottaviani il chiacchieratissimo proprietario, è al centro di una vicenda giudiziaria per aver intrattenuto rapporti tra il 2004 e il 2005 con Giovanni Gugliotta,  imprenditore di Frattamaggiore (NA) e affiliato secondo le accuse, a clan camorristici. La società che faceva capo ad Ottaviani costituiva il fulcro di un sistema tentacolare, creato allo scopo di ripulire e reimpiegare capitali di provenienza illecita, tra società sparse in tutta Italia e che ha esteso i sui confini fino alla Repubblica Ceca e in Francia. Dopo la segnalazione del 2013 sono stati effettuati numerosi sopralluoghi e accertamenti dal NIPAF di Firenze, dal Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Ceppeto (oggi Carabinieri Forestale), competente per territorio, e dall’ARPAT. Gli accertamenti compiuti sul contenuto dei “big bags”, sulle fatture di acquisto, sui  documenti di trasporto e la scheda tecnica del prodotto, hanno consentito di risalire alla provenienza nonché alla natura della sostanza. “Garnet 500 mesh”, questo il nome del materiale proveniente dall’ impianto di recupero rifiuti speciali della ditta “MED-LINK srl” di Aulla.

Dai documenti di trasporto acquisiti risulta che il titolare della ex Cava di Paterno, Lancilloto Ottaviani,  acquistava il “500 mesh” al prezzo di € uno (01) a tonnellata rivendendone poi una parte ad un impianto di betonaggio a € nove (09) a tonnellata. Un giro economico risibile a fronte delle spese vive di trasporto e del quantitativo di materiale movimentato (un camion da 30 tonnellate frutterebbe solo € 240,00), che ha destato i sospetti degli inquirenti. Le indagini disposte dalla procura della repubblica di Firenze hanno confermato le ipotesi investigative, accendendo i riflettori su un vero e proprio traffico di rifiuti mascherato da falsa vendita. In particolare la P.G., con l’ausilio dell’Agenzia delle Entrate, ha stimato che dal 2011 la Med Link ha “piazzato” illecitamente circa 9.949,717 tonnellate di rifiuto con un risparmio di  1.154.45 euro. Dalle indagini è emerso inoltre che lo spostamento e il trattamento del rifiuto “500 Mesh” in nessuna fase del suo svolgimento ha assicurato un livello accettabile di protezione dell’ambiente e della salute pubblica. La pericolosa miscelazione con altri materiali e lo stoccaggio in aree non autorizzate e non idonee a preservarne l’integrità  ha costretto le ARPA locali a disporre la messa in sicurezza di tutti i siti interessati.

Nel 2015 la Procura della Repubblica di Firenze, ha trasmesso il relativo fascicolo per competenza territoriale (considerando che il primo traffico si era consumato ad Aulla in provincia di Massa Carrara) alla DDA (direzione distrettuale antimafia) presso la Procura della Repubblica di Genova. Qui l’inchiesta è stata completata con l’emissione dell’avviso di conclusioni delle indagini preliminari con relativa richiesta di rinvio a giudizio delle 7 figure coinvolte: RACITI Piero in qualità di Legale Rappresentante pro tempore della Med Link Srl con sede in località Pallerone Aulla (MS) e rappresentante per l’Italia della GMA Garnet Gmbh con sede ad Amburgo; IARDELLA Renato in qualità di consulente tecnico ambientale della medesima società; OTTAVIANI Lanciotto in qualità di Legale Rappresentante pro tempore della Commerciale Vaglia srl con sede in Barberino del Mugello (FI) ed OTTAVIANI Tullia in qualità di L.R.P.T. della Industriale Vaglia in liquidazione con sede in loc. Paterno – Vaglia (FI); BOZZOLA Sabrina in qualità di LRPT della SASIL spa di Brusnengo (BI) che illecitamente acquistava dalla Med Link ; PELLI Arturo in qualità di LRPT della ECO.INERTI srl con sede in loc. Pallerone Aulla (MS); GIOVINI Roberto, in qualità di procacciatore d’affari incaricato dalla Med Link srl con contratto del 9/4/11 per individuare clienti interessati all’acquisto del “polverino 500 mesh”.

E la ditta MED LINK di Aulla – loc.Pallerone (MS), in relazione all’illecito amministrativo di cui all’art. 25 undecies comma 2 lett. f) D.L.gs 231/2001, per la commissione dei delitti di cui all’art. 260 del D. Lgs. 152/06 e art. 110 c.p. poiché, non avendo predisposto modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati e comunque non avendo adeguatamente vigilato sull’osservanza di un ipotetico modello organizzativo a tal fine predisposto, rendeva possibile la commissione dei delitti richiamati.

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