Anonimato in rete, capitolo 3

Lo psicoanalista francese Didier Anzieu parlò di “anonimato collettivo”, trasposto ai tempi moderni si può considerare che in Rete si può scrivere praticamente qualsiasi cosa senza rischiare alcuna sanzione sociale, l’Io non esiste più ma si entra a far parte di una community virtuale, senza rischiare la faccia.
Prendiamo come esempio Anonymous, ormai arrivato ovunque, esso continua a spingere il potere dell’anonimato collettivo e dell’impegno personale per cambiare il mondo in maniera positiva e questo non è certo poco.
L’attività in questo caso è una sola: operare a favore del bene comune senza bisogno di riconoscimenti personali o marchi individuali. Dove una volta c’era il nome e la faccia di un eroe oggi sembra non esserci o non voler esserci nessuno, Bansky ha detto, d’altronde: “Nel futuro, tutti avremo 15 minuti di anonimato”, ribaltando le convinzioni di Andy Warhol.
Gli italiani ricorderanno, negli anni ’90, il progetto Luther Blissett, nato e morto come pseudonimo collettivo per una galassia di artisti e attivisti neo-situazionisti, “condividuo” tenuto a incarnare un intero movimento. Nel loro manuale di guerriglia e sabotaggio del 1996, i Luther già scrivevano: “Nel film Spartacus di Stanley Kubrick (USA 1960), tutti gli schiavi sconfitti e catturati da Crasso dichiarano di essere Spartaco, come gli zapatisti sono tutti Marcos e io siamo tutti Luther Blissett… Il nome collettivo ha una valenza fondativa, in quanto mira a costruire un mito aperto, elastico e ridefinibile”.
Cinque membri del collettivo, autori del romanzo Q, fonderanno nel 2000 il collettivo Wu Ming, che in cinese mandarino significa, guarda caso, Anonimo.
Tra le varie avventure legate al Luther Blissett Project si ricorda almeno un episodio imbarazzante: la pubblicazione nel 1996 per Mondadori del demenziale regesto net.gener@tion, ad opera di un giovane Giuseppe Genna, oggi affermato scrittore. La quarta di copertina annunciava “il manifesto con cui si proclama l’inizio di una nuova Rivoluzione destinata a cambiare il sentimento del mondo grazie all’uso di Internet, la Madre di tutte le Reti”.
Presentato come una burla ai danni dell’industria culturale, una patacca rifilata dai “veri” Luther a un ignaro editor, il libro poneva tuttavia un problema serio: se chiunque può firmare con il nome Luther Blissett, perché il povero Genna no? Che cosa distingue il Blissett vero dal Luther artificiale? La risposta è semplice: una cascata di comunicati. Il condividuo situazionauta aveva prodotto la sua bella burocrazia, in grado di stabilire di volta in volta la legittimità degli enunciati e degli atti. Non si può tuttavia escludere che, per molti aspiranti ribelli digitali, quel libro-scherzo sia stato una prima introduzione alla materia.
Così vanno le cose anche per gli Anonymous, che passano sempre più tempo a prendere le distanze gli uni dagli altri. Questo perché contrariamente ad altre associazioni segrete del passato (che usavano l’anonimato o la pseudonimia per la sua funzione pratica ma erano comunque in grado di distinguere l’interno dall’esterno del gruppo) gli Anonymous considerano l’anonimato un fine e una ragion d’essere. Conoscendo la propensione alla paranoia dei gruppi clandestini, questa situazione è capace di minare rapidamente l’equilibrio delle cellule, soprattutto da quando il mitico hacker Sabu si è rivelato essere un infiltrato. Diffondendo il sospetto che alcuni anonimi possano fare il doppio gioco, l’FBI sembra avere conseguito la sua prima vera vittoria contro il movimento.
Ma cosa accade in movimenti anonimi di questo tipo? Beh è evidente che al loro interno combattano quasi sempre due forze opposte, una centripeta e una centrifuga, una che lavora alla costituzione di un gruppo vero e proprio, l’altra che procede verso il disordine. Ognuna di queste forze è inoltre composta da gruppi e persone con diverse priorità e linguaggi, che emanano messaggi contraddittori in un regime d’apocrifia incontrollata. Per ora la linea sembra essere: tutti siamo anonimi, ma alcuni sono un po’ più anonimi degli altri. E questo avviene anche ad Aulla, sia chiaro.

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