Alien: Covenant, il ritorno del mostruoso alieno di Ridley Scott

Anno 2104, la nave spaziale coloniale Covenant riceve una misteriosa trasmissione proveniente da un vicino pianeta sconosciuto.
L’equipaggio, tranne la riluttante Daniels (Katherine Waterson), decide di cambiare la propria meta per esplorare questo pianeta che sembrerebbe adatto ad ospitare la vita.

Cinque anni dopo Prometheus, Ridley Scott (I duellanti, Blade Runner, American Gangster) torna a raccontare una nuova storia ambientata nell’universo del mitico Alien, film sempre da lui diretto nel lontano 1979.
Questa nuova pellicola, collocata cronologicamente quindici anni dopo Prometheus, è il secondo prequel che dovrebbe fungere da antefatto agli eventi narrati nell’opera originale.
Scott mostra tutte le sue qualità di grande regista visivo; le scene spaziali, concentrate nella prima parte del film, sono come sempre (basti pensare non solo ad Alien ma anche al recente Sopravvissuto – The Martian) efficaci e di grande impatto.
In seguito la dimensione spettacolare del film viene smorzata in favore di toni più cupi e ambientazioni claustrofobiche, riferimento diretto al primo capitolo della saga.
Alcune scene hanno un’atmosfera invidiabile, dovuta anche alle scenografie davvero affascinanti, e quelle di violenza e dal taglio più marcatamente orrorifico sono di grande effetto.
Molto interessante il personaggio dell’androide David, già apparso nel precedente film e magistralmente interpretato dal bravissimo Michael Fassbender (A Dangerous Method, Shame, Steve Jobs), novello dottor Frankenstein dello spazio.
Purtroppo i restanti personaggi non sono così interessanti; la maggior parte, tranne alcuni leggermente più caratterizzati di altri, risultano anonimi e scialbi tanto da essere immediatamente dimenticati dallo spettatore (difficile ricordarne i nomi, i volti e addirittura notare il momento della loro dipartita, sono giusto “carne da macello”).
Come se questo non bastasse, spesso agiscono anche in modo davvero stupido, se mi permettete il termine, come succedeva in alcune scene tristemente note del precedente Prometheus.
La pellicola richiama molto l’originale Alien, basti pensare a tutto l’ultimo atto, e soprattutto vi è la presenza dello xenomorfo, la creatura principale antagonista della serie, grande assente del precedente prequel.
Concludo con una mia osservazione sulla resa degli effetti digitali; mentre si rivelano efficaci in tutte le scene riguardanti lo spazio e la tecnologia, risultano invece posticci nella resa delle creature e di tutti quegli elementi dalla natura organica (sarebbe forse stata preferibile l’integrazione di effetti pratici per una migliore efficacia visiva).

Alien: Covenant non è un film privo di difetti, tutt’altro, ma è comunque un’opera con alcuni elementi avvincenti e che vale la pena di almeno una visione.

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