9.331 miglia“, di Dario Petucco

Le “9.331 miglia” dell'”alpino marinaio” Petucco stanno viaggiando ancora, fra Liguria e Toscana.

Qualche settimana fa, Dario Petucco, con la sua più recente pubblicazione, il diario di viaggio “9.331. miglia”, pubblicato da Porto Seguro, è stato ospite di Viareggio; dopo le varie presentazioni che da maggio scorso si stanno succedendo in Liguria. “Alpino marinaio”, lo definiva il maestro narratore Mario Rigoni Stern, che tante volte ha colloquiato con Dario Petucco che è nato nel 1964 a Bassano del Grappa, ma oggi vive a Castelnuovo Magra.

Nel 2022 il “volume di Petucco”9.331 miglia” ha ricevuto la Menzione d’Onore al premio internazionale poesia e narrativa Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti. Petucco a sedici anni si era arruolato nella Marina Militare per girare il mondo. Dove diventò subito radiotelegrafista per un incarico scelto dalla sua passione per la radio, praticata anche con il lavoro presso una delle primissime radio libere degli anni Settanta (Radio Bassano).

Imbarcato su varie tipologie di navi, destinato presso enti in Italia e all’estero, nel 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito la Medaglia Mauriziana al merito. Nel 2018 ha lasciato il servizio attivo. Ha cominciato a scrivere componendo poesie, poi ha continuato con racconti e fiabe. Prima di questo diario di bordo, aveva dato alle stampe, presso le Edizioni Cinque Terre, “Il mio Iraq. Un marinaio a Baghdad”, dotato di prefazione di Marco Buticchi (2013) e l’e-book “Favole per ogni età” (2016, StreetLib), continuando anche ad alimentare la sua passione per la musica.

Volontario Avis, l’abbiamo incontrato in una pausa della sua attività benefica all’Ospedale San Bartolomeo di Sarzana. Qui ci ha mostrato, con gli occhi commossi e il giusto orgoglio, una foto scattata in un camerino di teatro genovese con soggetti eccellenti: Fernanda Pivano e Lou Reed.

“L’autore ci racconta – si legge anche nella presentazione del libro – di oltre tre mesi di navigazione verso i mari del Nord Europa, agli albori del terzo millennio. Tre unità della Marina Militare italiana salpate dal porto di La Spezia, molte miglia nautiche da percorrere e la narrazione attenta di un uomo di mare e di bandiera che ha saputo cogliere bellezza e atmosfere a ogni attracco. E così, come in un grande atlante geografico, tra le pagine prendono vita angoli di scali europei, ritagli di mare, colori e odori di luoghi prima sconosciuti, voglia di conoscenza”.

L’intento dell’autore è di descrivere “le emozioni, gli umori e le nostalgie che accompagnano un marinaio durante i suoi viaggi”. Con un volume che è anche l’occasione per l’autore d’intraprendere un viaggio introspettivo alla riscoperta di se stesso, delle sue memorie giovanili e della terra natia lasciata forse troppo presto. Nelle pagine passano tutte le città estere da scoprire e lo stesso mondo interiore del marinaio Petucco, da ascoltare, tutto da ascoltare.

“Sembrerà di sbarcare in Portogallo tra l’azzurro delle azulejos e la malinconia del fado o di assistere allo spettacolo delle maree in Bretagna, navigare su canali artificiali e mari ghiacciati, visitare i Café di Tallinn in Estonia e gustare tipiche specialità culinarie”.

Chi si farà appassionare da “9.331 miglia”, poi, potrà cercare il volume precedente di Petucco. Frutto dell’esperienza diretta dell’autore a Baghdad. Dove l’alpino marinaio fu tra i primi ad arrivare nel luglio del 2005, e dove visse e lavorò per undici mesi. Soprattutto per entrare questa volta in una terra vessata da decenni di guerre e quotidianamente vittima di sanguinosi attentati. Nella International Zone divenuta feudo americano.

“Nel 1982, appena io arriva a La Spezia, come sua gemella Nave Carabiniere era tra le unità navali in attività con il maggiore numero di miglia percorse e ore di moto. Quando terminai il mio mandato presso il comando Nato in Belgio a fine anni Ottanta, mi fu comandato di frequentare un corso presso la Scuola Sottufficiali di Taranto e al suo termine, nel 1990, mi imbarcarono come giovane secondo capo radiotelegrafista sulla nave Alpino per tre anni”.

Nelle prime pagine del libro scopriamo subitò quale sarà il tono. Con che piglio emozionato Petucco sta parlando della sua esperienza.

Perché: “Credo che, come ogni marinaio del mondo, suo ogni scafo dove si è abitato, lavorato, mangiato, dormito, sofferto il mal di mare e non solo quello, in pratica dove si ha vissuto, permanga sempre una grossa parte di noi stessi, della nostra gioventù e della nostra vita”. Ricordando che: “Abbiamo dimenticato il gusto di camminare nei boschi, per le campagne, sulla battiggia nelle fredde giornate invernali, oppure lungo stradine polverose che non esistono quasi più. (…)”.

E il viaggio comincia dagli ormeggi-scali della banchina dell’Arsenale militare della Spezia, a marzo 2002. Quindi con l’immagine del Golfo della Spezia, Porto Venere e dell’Isola Palmaria fa meta a Oporto, oltrepassa il mitico Stretto di Gibilterra e poi: le Baleari.

Nel terzo capitolo l’Atlantico è preso, ma il ricordo va a Sarzana, a Montemarcello, alle Apuane scavate ma ancora irte. “Non risco a decifrare il mio stato d’animo”, registra nel frattempo l’autore. Il marinaio nel rumore del mare, fra la casa lontana e questa casa che si muove, nelle linee di onde sempre uguali e comunque diverse.

Brest (Francia). Kriel (Germania). Tallinn (Estonia). Frederikshavn (Danimarca).

“Di Odense mi resterà il ricordo di una accogliente città, piena di biciclette, vie pedonali, statue e monumenti dappertutto; sicuramente merita una visita più approfondita e magari in giornate dal clima più mite”. Come tutti gli altri angoli di mondo che in e per queste “9.331 miglia” si fanno presenza.     

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