Consiglio di Fivizzano, questa volta lo streaming funziona

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Consiglio Fivizzano

Ieri sera il consiglio comunale di Fivizzano era visibile in streaming. 3 ore, 53 minuti e 9 secondi che sicuramente avranno arricchito la conoscenza delle funzioni della macchina amministrativa anche a chi fino ad ora non aveva potuto parteciparvi.

Al di là di svariate interpretazioni, a non essere stato edificante è stato il mondo in cui ci si è trovati, come spettatori, ad un uso sconsiderato della proverbiale tracotanza politica. Una frase come “Si prenda del Lexotan e sopporti le mie critiche” è sinceramente deprimente. Prima di tutto perché non è per niente carino apostrofare chicchessia utilizzando un rimando alle benzodiazepine e poi perché realmente l’utilizzo di vignette, post, e tutto quello che circonda la normale – e civile – discussione in merito alle scelte amministrative, è una sorta di paratesto della azione di dibattito politico che ha come teatro le sedi opportune.

Alcuni studi tuttavia hanno dimostrato come nell’anno ormai trascorso le Istituzioni abbiano perso molta credibilità agli occhi degli utenti dei social media. Si stima che il 23% del totale delle conversazioni avvenute in Rete si basi su informazioni ufficiali provenienti da cosiddette “fonti istituzionali”. È quindi un’ottima strada, per chi si trova all’opposizione, negli enti locali come in Parlamento, cercare di rilanciare la propria weltanschauung – la visione del mondo – tramite ogni metodo possibile. Si tratta di essere visibili, riconosciuti e apprezzati dai propri elettori, polarizzandone la visione. Ecco, dire a qualcuno che le vignette o i post su Facebook sono una sorta di linguaggio politico non funziona, tantomeno sostenere l’utilizzo di benzodiazepine.

Capitolo 2, l’inesperienza – ad un tratto quasi ironica – dei consiglieri di Italia Viva che chiedono delucidazioni sulla registrazione dello scorso Consiglio Comunale, quando a vigilare e ancor prima a predisporre il funzionamento della stessa doveva essere proprio una dei due, nelle vesti di presidente del Consiglio Comunale; una sorta di analisi introspettiva e ontologica sui compiti da eseguire. 
Attimi di incertezza, silenzi che dicono molto e poi si passa ad altro.

3 ore, 53 minuti e 9 secondi sono tanti e non sono nemmeno il massimo che un consiglio comunale abbia toccato. È andata in scena una bella dose di maleducazione, malcelata da vivace invettiva contro l’uso dei poteri forti “che controllano cosa si scrive su Facebook”. Poteva andare meglio, più che il Lexotan magari sarebbe meglio qualche pistacchio o qualche nocciolina.
Salata.

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