Athamanta contro la messa in onda di “Uomini di pietra”

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L’associazione Athamanta ha scritto una lettera alla direttrice di Discovery Italia che questa sera metterà in onda il format “Uomini di pietra” con lo scopo di raccontare come viene estratto e lavorato il marmo delle Apuane.

“A nome di Athamanta, percorso nato a Massa-Carrara che riunisce numerose realtà associative e soggetti singoli con l’obiettivo di tutelare le Alpi Apuane, catena montuosa di inestimabile valore che ospita 1784 specie e sottospecie floristiche, ovvero il 30% del totale italiano e una quantità maggiore di quella presente su tutto il suolo della Gran Bretagna – molte di queste sono inoltre endemismi – riteniamo non opportuna la spettacolarizzazione di un business che autorizza perlopiù la polverizzazione delle Apuane. Sono fatti e numeri a documentare il disastro in corso: ogni anno vengono estratte circa 4 milioni di tonnellate di montagna: fino al 90% del materiale estratto è scarto”.

“La montagna, oggetto del Vostro documentario “Uomini di pietra”, viene devastata ogni giorno e finisce nel mercato del carbonato di calcio impiegato per il settore edilizio, per le industrie farmaceutiche e cosmetiche. L’80% del marmo bianco estratto nelle Apuane fa questa fine, il 19,5% è impiegato per arredi e rivestimenti mentre l’arte pesa lo 0,5% delle estrazioni. Aggiungiamo che ad oggi solo il 15% delle cave è in possesso delle certificazioni ambientali: come documentano i database ufficiali di Ispra e Accredia solo 11 cave su 73 sono registrate Emas o certificate Iso 14001.Certificazioni oltretutto inefficaci che non mirano alla tutela delle acque superficiali e sotterranee”.

“È alquanto poco rispettosa – scrive Athamanta -, nei confronti degli abitanti del territorio e non solo, la spettacolarizzazione del lavoro estrattivo a fronte degli impatti disastrosi vissuti dal territorio Apuano, interessato da dissesto idrogeologico dovuto anche all’escavazione – si sono verificati 8 alluvioni in 20 anni a Carrara – inquinamento per scarti di cava – ogni anno insieme a oli esausti e idrocarburi viene sversata polvere di marmo che cementifica gli alvei fluviali – e danni ambientali – circa venti specie endemiche floristiche e faunistiche apuane sono a rischio”.

“Ogni anno nelle cave di marmo muore in media una persona. Ci sono stati 12 incidenti mortali negli ultimi tredici anni, 1206 feriti. E si tratta di un dato parziale, visto che dal 2017 l’osservatorio infortuni dell’Asl locale non è stato attivo per una riorganizzazione della struttura interna. A fronte di un incidente mortale verificatosi lo scorso 28 ottobre in una cava sul monte Corchia (Comune di Stazzema) riteniamo ancora più inopportuna la messa in onda del Vostro programma “Uomini di pietra”, pericolosamente vicino ad un’apologia della devastazione”.

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