Roberto Salvini (Patto per la Toscana): “Il Parco di San Rossore nega il pascolo a 1.270 pecore massesi”

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Roberto Salvini

“La Regione ci dica quali sono le reali motivazioni alla base del divieto di pascolo nel Parco San Rossore per gli storici allevatori”.
Il consigliere gruppo misto e candidato presidente alle prossime elezioni regionali con la lista civica Patto per la Toscana Roberto Salvini si schiera a fianco degli allevatori di pecora massese che hanno avuto il diniego di pascolo da parte del parco.

“È indegno che 1.270 pecore massesi, antica razza toscana oggi a rischio di estinzione, debbano finire al macello perché il Parco San Rossore nega agli storici allevatori locali una porzione di terreno da destinare a pascolo – afferma – Allevatori che qui da sempre hanno potuto esercitare la pastorizia, oggi vengono ridotti sul lastrico e tolta loro la dignità di un lavoro tramandato loro di generazione in generazione, proprio da parte di quei parchi che dovrebbero tutelare la biodiversità e promuovere il rispetto delle attività rurali tradizionali. Pensare che, dopo secoli che in questi luoghi si allevano le pecore al pascolo da tempi immemori: Vittorio Emanuele III ratificò la concessione di cento ettari di tenuta proprio a quelle famiglie di allevatori che oggi vengono cacciate”.

“Nonostante i numerosi progetti presentati dai pastori, tra cui quello del 2011 che prevedeva il pagamento di una concessione, che, oltre all’uso dei pascoli, dava l’opportunità di creare un caseificio per una produzione locale, biologica, tradizionale e di alta qualità, l’ente parco ha fatto orecchie da mercante – continua Salvini – Ho presentato una mozione in Commissione e sono pronto a dare battaglia in aula. Sembra poco plausibile la risposta del comitato scientifico per cui la pressione di animali già al pascolo nella tenuta sarebbe tale da non supportare anche queste pecore, quando al contempo la fauna selvatica dannosa, in primis gli ungulati, depreda incontrollata, come sottolineato anche da Coldiretti. Se in un parco con un territorio di 5 mila ettari, non si riesce a riconfermare un pascolo da cento ettari, viene da pensare che piuttosto ci sia una avversità nei confronti della categoria. Il Parco ha anche una mandria di cinquecento mucche pisane, che mi risulta producano ben poco. Per lungo tempo le pecore vi hanno pascolato rispettando l’ambiente e rendendo fertile il terreno: qual è l’aspetto negativo che si è venuto a creare tanto da indurre la direzione da togliere l’autorizzazione?”.

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