Le difficoltà delle attività commerciali nell’accedere ai finanziamenti del decreto Cura Italia

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“Dopo un mese e mezzo dalla pubblicazione del Decreto Liquidità poco più del 20% delle imprese, per le piccole imprese la percentuale diminuisce ulteriormente, ha ricevuto il finanziamento fino 25 mila euro, ora aumentato a 30 mila euro – così esordisce Nando Guadagni, Presidente di Confesercenti Carrara e storico imprenditore apuano nel settore delle commercio di calzature.L’obiettivo del decreto  era invece quello di dare immediata risposta agli urgenti e indifferibili fabbisogni finanziari degli operatori economici, impossibilitati ad operare, causa pandemia, specialmente in termini di liquidità immediata.”
“Dispiace dirlo – prosegue Guadagni – ma gli istituti di credito stanno tenendo comportamenti “anomali” e sicuramente non hanno applicato quanto stabilito dal decreto liquidità, ma nemmeno hanno seguito le linee guida dell’ABI. Vi è stata un’eccessiva discrezionalità ed anche in questa occasione è stata confermata la propensione delle banche a chiedere dati già conoscibili. Inoltre, anche quando le pratiche sono state faticosamente completate e regolarmente inoltrate, le risposte delle banche sono state insoddisfacenti, poiché non vi è stata nessuna certezza sui tempi effettivi di erogazione, che sono variati da pochi giorni a settimane. Gli affidamenti fino a 25000€ sono garantiti al 100% dal Fondo di Garanzia del Medio Credito Centrale e l’intervento del fondo è concesso automaticamente e i finanziamenti possono essere erogati dalle banche senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del gestore, cosa che non sempre è avvenuta. Tutto ciò ha rappresentato un enorme ostacolo all’accesso al credito, che invece avrebbe dovuto essere, almeno nell’intenzione del legislatore, estremamente semplificato, non essendo subordinato alla valutazione del merito creditizio.”

“La nostra associazione – ancora Guadagni – ha inoltre ricevuto molte segnalazioni in merito ai suddetti comportamenti “anomali”: ad esempio la selezione domande è stata esaminata non in ordine cronologico, ma sulla base del merito del rating, vi sono state richieste di compensazione parziale dell’erogazione del finanziamento con posizioni pregresse e sofferenti, comportamenti che erano stati stigmatizzati anche dall’ABI stessa.”

“La scorsa settimana, per la maggior parte dei negozi, – continua Guadagni – è partita la fase due, abbiamo riaperto in sicurezza i nostri negozi, ma sappiamo bene che lavoreremo a lungo con il freno a mano tirato e che sarà impossibile recuperare le perdite dovute a due mesi e mezzo di lockdown. I nostri magazzini sono stracolmi della collezione primavera- estate, rimasta invenduta a causa del lockdown Covid-19, merce che però deve essere ancora totalmente pagata. Ora più che il settore del commercio, e quello della moda in particolare, necessita di un’attenzione importante da parte delle istituzioni, ben vengano le misure previste dal decreto rilancio, ma serve uno sforzo ulteriore, il settore si trova ad affrontare una pesane crisi di liquidità, occorre assolutamente trovare una soluzione, anche tramite interventi fiscali, riguardo alla questione dei prodotti rimasti invenduti.”

“I nostri piccoli negozi, oltre ad essere un presidio essenziale per i nostri centri storici garantiscono migliaia di posti di lavoro al territorio, tutti noi imprenditori – conclude Guadagni – con spirito di sacrificio e grande senso di responsabilità abbiamo riaperto le nostre attività e, seppur con enormi difficoltà, non abbiamo perso la voglia di fare impresa, ora aspettiamo fiduciosi un segnale forte da parte delle istituzioni.”

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