Coronavirus: Mastorci (Cisl FP): alla Don Gnocchi di Marina di Massa reparto Covid per pazienti stabili

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“Da domani presso il Centro della Fondazione Don Gnocchi “S. Maria alla Pineta” sarà aperto un nuovo reparto per ospitare persone infette da Covid-19 in condizione stabili che non hanno necessità di ossigeno ad alta intensità. Nel centro di Marina di Massa sono stati allestiti 16 posti letto che cominceranno ad essere occupati in questi giorni”. Lo dichiara il segretario provinciale della Cisl Funzione Pubblica Enzo Mastorci, che prosegue: “Come Cisl FP abbiamo chiesto un incontro all’Azienda per definire protocolli e avere assicurazioni circa le necessarie dotazioni di dispositivi di protezione individuale che saranno direttamente forniti dalla Asl nord ovest. Alla luce delle grandi difficoltà riscontrate da tutte le Aziende, in primi addirittura la Adl,, era necessario avere le massime assicurazioni al fine di tutelare la salute delle operatrici e degli operatori.

Naturalmente al Centro continuano le ordinarie attività per cui era necessario condividere con la Fondazione Don Gnocchi un modello organizzativo che garantisse la tutela dei degenti anche rispetto ai carichi di lavoro da coniugare con la necessità di avere prestazioni massimali. La Don Gnocchi ha organizzato una task force di 20 unità di professionisti sanitari ai quali si aggiungono quattro unità mediche. Il personale ha aderito volontariamente a questo difficile ma fondamentale progetto sanitaria.

E’ necessario che la Asl trasferisca alla Fondazione anche le risorse economiche accessorie da erogare al personale che con grande senso di responsabilità ed estrema professionalità si è messo a disposizione dell’Azienda e della popolazione tutta. Siamo orgogliosi di rappresentare molti professionisti della Fondazione Don Gnocchi e siamo lieti che la Asl abbia individuato questa struttura come primo appoggio all’emergenza da Coronavirus, segno tangibile della qualità del Centro.

Nel reparto opereranno 4 medici, 16 Infermieri, 16 oss, con 4 unità tra infermieri ed oss come ‘riserve’ in piena linea con i fabbisogni stabiliti dalle normative nazionali e dalle indicazioni dell’OMS. Abbiamo chiesto di destinare ad un reparto così delicato ed importante le più esperte professionalità della struttura. Tutto il personale sarà dedicato al reparto COVID non svolgerà altre mansioni all’interno della struttura.

Abbiamo condiviso tutti i percorsi di vestizione e svestizione che sono un momenti di fondamentale importanza per la salute del personale sanitario e di conseguenza per arrestare il dilagare della pandemia. Abbiamo chiesto alla Fondazione Don Gnocchi di allestire locali per alloggiare i professionisti a fine turno che non possano o non vogliano rientrare a casa per poter tutelare le loro famiglie.

Sicuramente un servizio che da smalto alla Fondazione chiamata a rendere un servizio così delicato perché tutto il sistema sanitario nazionale si trova ad affrontare una emergenza di portata mondiale di fronte ad un nemico sconosciuto. Come Cisl FP siamo soddisfatti di aver portato la Fondazione a condividere con noi i percorsi anche se avremmo auspicato un coinvolgimento spontaneo delle parti sociali.

Abbiamo chiesto informazioni sulla struttura di Fivizzano che potrebbe, al bisogno essere allestita per ospitare altri pazienti ed abbiamo chiesto informazione e delucidazioni sul tipo di paziente che potrebbe essere ricoverato ma al momento è ancora in fase di definizione con la Asl. Nella struttura lunigianese la Fondazione Don Gnocchi ha un intero piano a disposizione che potrebbe essere allestito per affrontare il cosiddetto picco che, secondo gli esperti, è previsto per i prossimi 15 giorni. Ci aspettiamo con la Fondazione un confronto diretto e preventivo al fine di indicare, per la nostra parte di pertinenza, le strade migliori. Nessun professionista si sottrae alle proprie responsabilità – conclude Mastorci – ma è necessario che tutti gli operatori possano lavorare in condizioni di assoluta sicurezza sia rispetto ai dispositivi di protezione individuale sia rispetto alla organizzazione del lavoro perché spesso troppo spesso il personale sanitario opera in condizioni di stress esagerato”.