Lunigiana, Salvadori segretario provinciale della Uil Fpl denuncia: in una Rsa tre bare con anziani lasciate in una stanza

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Claudio Salvadori - Immagine di repertorio

“Le immagini che ci arrivano da una Rsa in Lunigiana sono scioccanti. Dai miei delegati ci viene riferito che ci sono tre bare con anziani ospiti deceduti lasciate in una stanza, anche a terra. Una sappiamo essere lì da alcuni giorni. Chi sta lavorando lì mi dice che la situazione sta per esplodere. Che nessuno ormai va a prendere i morti. Che è finito l’ossigeno, due pazienti hanno glicemie a livelli bassissimi che potrebbero portare a breve alla perdita di conoscenza, la saturazione dei pazienti è fuori controllo ma i medici si rifiutano di venire. Anzi, avrebbero addirittura chiesto ai lavoratori presenti di fare la terapia per telefono: ci sembra il caos più completo. E siamo preoccupati per la salute dei lavoratori e degli ospiti, tutti quanti letteralmente abbandonati a loro stessi in questo momento”. Non riesce a fermare la rabbia il segretario della Uil Fpl Massa Carrara, Claudio Salvadori, che denuncia il collasso che sta vivendo una Rsa privata in Lunigiana, ormai completamente fuori controllo.

Chiederemo anche alla Asl verifica in tutte le Rsa del territorio – spiega Salvadori a L’Eco della Lunigiana –  Di alcune non sappiamo cosa succede all’interno. I controlli vanno effettuati a tutela in primis delle strutture e anche per riconoscere chi lavora bene. Non serve continuare a minimizzare e dire che va tutto bene, ma muoversi in maniera coesa. Ho visto che i sindaci e il deputato Ferri sono intervenuti e questo è un primo passo. Dopo aver preso atto della situazione bisogna intervenire. La prima misure sono i tamponi ai lavoratori e agli utenti anche se non dimostrano sintomi del virus. Misure che sono partite ad esempio da ieri nella Rsa Regina Elena di Carrara“.

Tornando al caso della Rsa lunigianese Salvatori prosegue: “Stando a quanto ci riporta il nostro delegato, non è una semplice gestione critica. Le immagini che abbiamo visto, con le bare dei defunti lasciate anche a terra, in attesa di ritiro da alcuni giorni, ci hanno fatto balzare il cuore in gola. Ci sentiamo arrabbiati e impotenti perché abbiamo chiesto aiuti e risposte in tempi rapidi ma non sono mai arrivati. Sappiamo che qualcuno dei dipendenti ha provato a mettersi in contatto con la direzione della struttura in questione senza ricevere alcun riscontro. Silenzio che oggi ci fa preoccupare ancora di più. Anche di fronte a quelle che sono state le risposte elusive ed evasive dell’azienda Usl Toscana Nord Ovest. Sì, perché la prima denuncia era arrivata dal delegato della Uil Fpl, Marco Lenzoni, pochi giorni fa: infermieri inviati dall’Asl a lavorare in una Rsa in Lunigiana come ‘intervento assimilabile a quelli effettuati regolarmente a domicilio dai cittadini – ha dichiarato l’azienda sanitaria – attingendo dalle risorse aggiuntive (5 operatori in tutto) inviati in Lunigiana per l’emergenza coronavirus’. Ma non scherziamo – replica secco il segretario Uil Fpl Massa Carrara – Dove sta scritto che questi infermieri che lavorano attualmente nella Rsa in emergenza sono assimilabili al servizio di Assistenza domiciliare – Adi? Non è per niente lo stesso lavoro. E quali 5 operatori in più? La lettera di invito da parte dell’azienda sanitaria a dare una mano alla Rsa è arrivata a tutto il personale e ce ne sono andati due e su base volontaria“.

E non si tratta solo di un semplice problema di ‘funzioni’: “Non capiamo neppure dal punto di vista assicurativo come siano tutelati se dovesse accadergli qualcosa in servizio – attacca ancora Salvadori – Qui si cerca di tappare i buchi di un servizio sanitario al collasso, pubblico o privato che sia, giocando come sempre sulla pelle dei lavoratori. E anche dei pazienti. Adesso basta, siamo pronti a denunciare tutto pure ai carabinieri. Dobbiamo stoppare tutto, non si possono ormai garantire nemmeno le condizioni minime di sicurezza e igiene. Dall’azienda sanitaria – conclude – ci aspettiamo molto di più che una pacca sulle spalle e parole di conforto. Vogliamo risposte, assunzioni straordinarie e un piano di gestione dell’emergenza che non sia un caos organizzato”.

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