Consigli dalla quarantena: The Post

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1971, Katharine Graham (Meryl Streep), proprietaria del Washington Post dopo il suicidio del marito, si trova in una posizione difficile: decidere se pubblicare parte dei Pentagon Papers (documenti top secret che rivelano le menzogne del governo riguardanti la guerra in Vietnam), come vorrebbe l’intraprendete caporedattore Benjamin Bradlee (Tom Hanks), o cedere alle pressioni dell’impaurito consiglio d’amministrazione del giornale e desistere.

L’emergenza Coronavirus ci ha praticamente confinati in casa, solo alcuni possono uscire e solo per svolgere attività essenziali. Quotidianamente ci troviamo a lottare contro la noia, una inattività fisica e – soprattutto – mentale che ci porta in continuazione a rimuginare sulla situazione in corso.
Fortunatamente i moderni mezzi telematici ci offrono varie opzioni di intrattenimento con cui passare le nostre giornate, per distrarci dall’attuale crisi e allietare il nostro spirito.
Grazie ai vari canali di streaming legale, ormai diversi anche quelli gratuiti, abbiamo accesso ad un catalogo niente male di film, serie tv e programmi vari.
Il film di cui voglio parlarvi oggi è stato da poco aggiunto alla piattaforma della nostra tv di stato, RaiPlay. Trattasi di una delle ultime fatiche del grande regista Steven Spielberg, The Post, uscito nelle nostre sale a inizio 2018.

The Post riprende il filone delle pellicole dedicate alle grandi inchieste giornalistiche, genere riportato alla ribalta da Il caso Spotlight, vincitore nel 2016 degli Oscar per il miglior film e per la miglior sceneggiatura. Non a caso Spielberg si affida proprio a uno degli sceneggiatori di Spotlight, Josh Singer (affiancato da Liz Hannah, che ha contribuito alla splendida serie Netflix Mindhunter, sia come producer che come sceneggiatrice di alcuni episodi).
The Post è il classico grande film hollywoodiano – inteso nell’accezione più positiva del termine – volto a celebrare figure importanti della Storia Americana, in questo caso i paladini della libertà di stampa del Washington Post, dalla coraggiosa proprietaria a tutta la redazione.
Spielberg ci racconta questa vittoria del diritto alla libertà di stampa sulle oscure macchinazioni del potere (qui incarnato da un Nixon visto sempre da lontano, trincerato dietro le finestre dello Studio Ovale) con una padronanza della macchina da presa che rasenta la perfezione.
La cinepresa è quasi sempre in movimento (carrellate, macchina a mano, steadicam), a sottolineare la frenetica attività di una redazione giornalistica, con le sue decisioni prese in fretta e furia e i cambi effettuati pochi minuti prima di andare in stampa.
Tutto porta al momento fatidico, la scelta se pubblicare o no parte dei documenti top secret, una scelta che potrebbe avere risvolti disastrosi per il giornale in caso, portato in giudizio, perda la causa. Spielberg riesce efficacemente a coinvolgere lo spettatore in questa decisione, creando una sensazione di suspense palpabile.
Oltre che celebrazione di una vittoria del mondo dell’informazione, The Post è anche una storia di riscatto di due personaggi, Bradlee e Graham, fortemente legati a figure di potere (lui era molto vicino al presidente Kennedy, lei amica intima di McNamara, segretario della Difesa dal 61 al 68, entrambi personaggi coinvolti nello scandalo).
Cast eccellente capitanato da un solido Tom Hanks e da una grandiosa Meryl Streep, con un personaggio femminile centrale che lotta per la sua affermazione, per non essere considerata solo “quella che si è ritrovata alla guida del giornale del padre e del marito”.
In ruoli di contorno, tante facce note provenienti dal mondo delle serie tv di qualità (Bob Odenkirk e Jesse Plemons da Breaking Bad, Sarah Paulson da American Horror Story, Carrie Coon da Fargo e tanti altri), ciliegina sulla torta che va a guarnire questa ottima pellicola.

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The Post è un’altra eccellente aggiunta alla ormai mastodontica filmografia di Steven Spielberg. Un film che si potrebbe considerare come il prequel ideale di Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula.

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