Allarme pensioni: giovani a rischio povertà durante la vecchiaia

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Uno dei problemi più gravi che affligge l’Italia è attualmente la disoccupazione giovanile, aggravato peraltro dalla considerazione che anche coloro che sono riusciti a ottenere un lavoro, spesso precario, hanno comunque stipendi molto bassi. Una realtà questa che non solo mette in serio pericolo la situazione economica e sociale italiana, ma che svuoterà progressivamente le casse dell’INPS, mettendo l’Istituto di Previdenza nella condizione di non essere più in grado di distribuire le pensioni o di doverne ridurre drasticamente l’importo. Cerchiamo di capire dai dati verso dove si sta dirigendo l’Italia.

Stipendi troppo bassi: il futuro dei giovani è a rischio

Il crollo degli stipendi si ripercuote sulle pensioni, soprattutto di coloro che dovranno percepirle in futuro, dato che il loro importo è attualmente calcolato in base al gettito creato dai versamenti derivati dagli stipendi. La quota che il datore di lavoro versa all’INPS è infatti proporzionale allo stipendio che il lavoratore guadagna. La soluzione che molti hanno deciso di adottare, quindi, è quella di pensare fin da subito alla propria vecchiaia investendo in un fondo pensione aperto che, come quello proposto da Helvetia ad esempio, possa andare a integrare la pensione negli anni futuri. La situazione, infatti, è stata descritta con parole preoccupate dallo stesso Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, che denuncia come i giovani “per via di lavori precari e carriere instabili, difficilmente avranno pensioni dignitose”.

La conferma arriva anche dal 13° Rapporto sullo Stato Sociale che l’autore, il Prof. Felice Roberto Pizzuti, docente di Economia alla Sapienza di Roma, ha presentato in Ateneo alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico. Nell’attesa quindi di una soluzione che possa dirsi definitiva, finora la proposta è stata quella di elevare a 780 euro la pensione di cittadinanza.

Allarme Ocse: nel 2050 più pensionati che lavoratori

E intanto le previsioni dell’OCSE dipingono un quadro davvero scoraggiante, se è vero che nel 2050 ci saranno più pensionati che lavoratori. Una situazione che, se la condizione del lavoro in Italia dovesse rimanere quella attuale, diventerà una realtà che priverà i futuri pensionati del giusto sussidio dopo una vita di sacrifici e di lavoro. Un quadro che l’OCSE ha descritto nitidamente proprio nell’ultimo studio sul Mercato del Lavoro, ove si sostiene che nel 2050 il numero di inattivi e pensionati nell’area sarà di media di 58 persone su 100 lavoratori, ma in nazioni come Italia, Grecia e Polonia questa quota supererà quella di 100 pensionati su 100 lavoratori attivi.

La stessa OCSE, attualmente, sta provando a suggerire delle soluzioni tampone per arginare la catastrofe, come quella di invitare i Governi a promuovere “maggiori e migliori opportunità di lavoro in età avanzata, per proteggere gli standard di vita e la sostenibilità delle finanze pubbliche”. Una raccomandazione che trova la sua ragion d’essere nel fenomeno, presente in tutta l’area dell’OCSE, dell’abbandono del lavoro da parte di molti anziani ancora in grado di essere validi elementi produttivi.

La situazione per i giovani toscani e italiani quindi non si prospetta agevole: è quindi necessario cominciare a pensare fin dai primi anni di lavoro a soluzioni che, come un fondo pensione ad esempio, permettano di poter vivere una vecchiaia serena.