Cani abbandonati a Bagnone, intervengono i carabinieri su richiesta di un’italoamericana

0
440

Cari italiani,

È ormai troppo tempo che manco dalla’Italia: 30 anni, una vita.  Sentendo il richiamo in patria, mi sono messa a cercare casa in Toscana.  Questa è una della tante storie tristi italiane, ma con il finale felice come nei film americani, la mia patria adottiva, dove abito.

Nel paesaggio idilliaco della Lunigiana ho trovato un orrore che spero di non dimenticare: due cani legati a una corda, abbandonati alle intemperie, in condizioni di salute deplorevoli, in una casa rudere sgombra in vendita. L’agente immobiliare che mi ha dato un passaggio fino alla casa mi ha detto che era lui a dare loro da mangiare “ogni tanto.”

Cari italiani, vi scrivo per dirvi:  è responsabilità di ognuno di noi fare il possibile per correggere i soprusi e prendere posizione per quelli che non hanno voce. Il non dire e fare niente non vi giustifica, e vi rende complici del male.

La casa in vendita era ideale per me. Eppure ero estremamente turbata dal sapere che i proprietari trattassero i cani come campanelli d’allarme: degli oggetti consumabili e senza sentimenti. Non sapevo da che parte iniziare.  Avevo scarsa connessione ad internet e pochi minuti per utilizzare un telefono con scheda turistica temporanea. Non avevo neanche l’indirizzo preciso del luogo perché l’agente immobiliare non me lo aveva dato. Inoltre, dato che lui era a conoscenza della situazione pietosa dei cani e non aveva fatto nulla, dubitavo fortemente che mi avrebbe aiutato. Andata via da lì, neanche i paesaggi sinuosi della nostra terra erano riusciti a nascondere il ricordo della tristezza negli occhi di quei cani.  Quella tristezza muta era più rumorosa e indimenticabile della bellezza toscana, e mi ha tartassato nel sonno.

Dopo varie ore di ricerca e una telefonata più confusa dell’altra, avevo l’acqua alla gola pensando che mi sarebbe “scaduto il gettone” nel momento più importante. Tra una decina di email a vari indirizzi che mi venivano forniti da questo e quello, ho contattato la Lega del Cane, che mi ha riferito al 112, che mi ha indirizzato ai carabinieri di Pontremoli, che mi hanno girato ai carabinieri forestali di Fivizzano. Certo, era facile scoraggiarsi nel percorso arzigogolato davanti a me, ma mantenevo saldi gli occhi di “Fido,” il cane tra i due che stava peggio, e che aveva come unica possibilità di salvezza la mia persistenza.  Non lo potevo abbandonare. Lo chiamo Fido perché probabilmente non ha neanche un nome, eppure darebbe fedelmente la vita, e lo sta facendo, per un padrone che lo tratta come una cosa senza valore, inutile.

I carabinieri hanno sbagliato indirizzo, ma hanno scoperto e prestato soccorso ad un altro cane bianco in condizioni pietose, appartenente, per combinazione, al custode della stessa famiglia.  Se io non li avessi richiamati si sarebbero fermati lì e avrebbero concluso le indagini. Invece hanno continuato a mobilitarsi fino a trovare l’indirizzo giusto.

Io penso ai carabinieri, uomini e donne, come eroi in divisa, che hanno praticamente cercato un ago in un pagliaio sotto la pioggia tra le colline della Lunigiana, fino a trovare Bagnone, località Corvorana, e prestare soccorso a Fido.

È stata una vacanza scomoda e stressante, perché quel poco che è stato fatto nasconde decine, migliaia di cani legati a catene, abbandonati a se stessi nelle campagne italiane ed oltre.  Non ho potuto salvare tutti, ma ho fatto una briciola di differenza per quei cani, e solo perché le Forze dell’Ordine mi hanno aiutato. Per oggi è meglio di niente.

Come diceva Einstein: “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla.”

(Claudia Franzosi è una psicologa italo-americana che vive in California).