Under the Bamboo Tree: gli utilizzi del bambù per l’ambiente e contro il cambiamento climatico al Labirinto della Masone

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Un incontro che si è tenuto sabato 5 e domenica 6 ottobre scorsi in un luogo speciale che del bambù ha fatto la sua peculiarità, il Labirinto della Masone di Fontanellato (Pr), ideato da Franco Maria Ricci, Under the Bamboo Tree un convegno dedicato a questa pianta così poco conosciuta ma dalle numerose proprietà e potenzialità
A colpire all’ingresso dell’opera che conta 3 chilometri di corridoi creati con varie specie di bambù estesi su 7 ettari di territorio, sono i tanti giovani che sono impiegati al suo interno dall’accoglienza fino alla cura degli aspetti culturali e agricoli, con grande professionalità.
Presentatrice del convegno Manuela Boselli, giornalista del Tg4, che ha condotto la due giorni.
Numerosi gli spunti in campo di sostenibilità e lotta ai cambiamenti climatici sono emersi dalle presentazioni dei relatori che spaziavano dall’architettura, alla botanica, fino all’ingegneria, al riciclaggio, all’ambiente e all’arte.
L’incontro è stato aperto da Mauricio Cardenas Laverde, architetto e curatore scientifico del convegno, tra i primi a sperimentare l’utilizzo del bambù in edilizia in Italia. “Il bambù – ha spiegato – può raggiungere 6 dei 17 millennium goal stabiliti dalle Nazioni Unite, come la fine della povertà, l’utilizzo di energie pulite, la sostenibilità e la resilienza, l’efficienza delle risorse, la lotta al cambiamento climatico e la tutela della vita sulla terra. Chi si occupa dell’edilizia ha grossa responsabilità nello scegliere la sostenibilità. Il bambù matura in 3/5 anni assorbe l’anidride carbonica e rilascia il 35% di ossigeno in più rispetto ad altri supporti in legno. Sismoresistente, soprattutto se comparato a ferro e calcestruzzo.
All’inizio del mio lavoro in Italia ero io io stesso a occuparmi delle costruzioni perchè era difficile convincere imprese ad utilizzare il bambù, ma adesso si stanno raggiungendo nuovi traguardi. In Italia dobbiamo ancora confrontarci con i codici e la normativa locale per il suo utilizzo in edilizia, ma in altri Paesi ho realizzato varie opere tra cui il padiglione dell’Inbar (International Bamboo and Rattan Organization) all’Expo di Pechino e sempre in Cina una casa di 3 piani interamente in bambù senza inserti di cemento o chiodi”.
I membri dell’Inbar, il direttore generale Ali Mchumo e Borja de la Peña, hanno parlato dell’impegno a sensibilizzare i governi degli stati del nord Europa su come il bambù possa contribuire agli accordi di Parigi sul clima, dopo aver partecipato alla conferenza di New York alla quale ha preso parte anche Greta Thunberg. Il bambù come sostituto della plastica ad esempio, per favorire il riciclaggio ed evitare la massiccia dispersione di plastica nell’ambiente, con le isole galleggianti e i dati allarmanti sulla salute globale che dicono che nei cibi che ingeriamo c’è una componente di plastica. A sostenere l’utilizzo del bambù in Europa per le sue molteplici potenzialità anche Hans Friederich, ambasciatore della World Bamboo Organization, che ha parlato dell’importanza di questa pianta per lo sviluppo sostenibile.
Anche a livello locale l’Italia si sta muovendo con l’Università di Bologna con accurate ricerche con lo scopo di ottenere la certificazione per l’utilizzo del bambù come materiale di costruzione. Luisa Molari, ingegnere dell’Università di Bologna, ha presentato i risultati di diverse prove di stabilità strutturale mettendo alla prova diverse specie di bambù, scoprendo che quello italiano è performante come quello degli stati esteri dove viene utilizzato a livello strutturale.

Luisa Molari

Inoltre ha lanciato un appello a collaborare e a informarsi sul sito bambustrutturale.it, dove alcuni professionisti che utilizzano il bambù stanno divulgando i progressi delle ricerche.
Molto interessate anche la ricerca dell’Università di Parma di Alessio Malceschi, chimico e docente di Economia, e Beatrice Belletti della facoltà di Ingegneria che hanno studiato come il carbone bio di bambù possa essere utilizzato per fertilizzare i terreni e favorire la crescita di piante anche in luoghi marginali. Il bambù carbonizzato tramite pirolisi infatti, per la sua conformazione spugnosa, trattiene l’acqua e riduce l’utilizzo dei fertilizzanti, sequestrando anche il carbonio nel suolo. “Il carbone – hanno spiegato i due ricercatori – è stabile per secoli. Non si ottiene bruciato ma tramite pirolisi viene carbonizzato, abbattendo così anche le emissioni di CO2. Crediamo che l’innovazione applicata alle radici della conoscenza contadina sia fondamentale.
Una piccola utopia. Gli scarti della pirolisi del bambù, poi, possono essere riutilizzati in materiali di costruzione come i laterizi, uniti a mattoni in terra cruda potrebbero una volta demoliti diventare fertilizzante per il terreno”.
“Ormai da anni è in continua evoluzione e sviluppo in Europa il settore delle fonti alternative di materiali ed energie – ha affermato in uno dei sui numerosi contributi sul tema Lorenzo Bar, architetto, presidente di Aib (Associazione Italiana Bambù) ed esperto riconosciuto in campo internazionale.
“L’incontro con nuovi materiali eco-sostenibili, a basso o nullo impatto ambientale, di facile utilizzo e non divoratrici di energie, è il motivo di fondo che anima numerose ricerche di alto livello a scala mondiale.
Il bambù è una di queste fonti possibili ma in Europa le conoscenze ed i possibili e numerosi vantaggi sugli usi di queste graminacee arboree sono ancora scarse o limitate a piccoli settori.
In Oriente, soprattutto Cina, è una risorsa primaria di legno, e non solo.
Il mercato inerente i prodotti di bambù è a livelli, per la sola Cina, di un fatturato, al 2005, di 6,3 bilioni di dollari, in continuo costante aumento.
L’export verso USA ed Europa, sempre nello stesso anno è stato di 950 milioni di dollari ed è in costante esponenziale crescita.
Considerando come in moltissime regioni europee sarebbe ripetibile questo mercato ed una filiera completa del bambù per i più svariati prodotti, compresi quelli ad alta tecnologia (compositi di fibra, nanotecnologie ed altro) è sicuramente utile, se non necessario, fornire gli input teorico-pratici che riguardino questa futura, ma sicuramente prossima, alternativa.

L’Italia, per la sua posizione geografica, climatologica e per le strutture piccole-medie, siano esse agricole o d’impresa, sparse sul territorio, è sicuramente una delle regioni favorite, in ambito europeo, per una coltivazione e filiera completa del bambù.

Le coltivazioni e gli impianti di bambù possono essere modulati e variati a secondo della specie, delle condizioni ambientali e pedologiche e in funzione degli utilizzi che possono essere, molto schematicamente, così riassunti:
legname: per pannelli multistrati di pregio (pavimenti, rivestimenti, mobili, artigianato, ecc.) o usi costruttivi strutturali (lamellari, travi, ecc.) o per oggettistica di uso comune, bioarchitettura, ecc.
fibra, sia tessile ( vestiti e indumenti di tipo biologico, anallergici, ecc.) che per applicazioni tecniche (tessuti per uso industriale, con altre fibre-compositi- per applicazioni in campo areonautico, automotive, medico, ecc.) green plastic,
alimentare: germogli commestibili, foglie, estratti, té verde, foraggio, ecc.
cosmetico: estratti flavonici per prodotti di uso comune (dentifrici, creme, ecc. e integratori per bevande biologiche)
biomassa: produzione di energia, pirogassificazione, cippati e pellettati, etanolo, ecc. Una piantagione di bambù può integrare e chiudere il ciclo dei biodigestori (il “rifiuto” di questi diventa ottimo concime per la piantagione).
carbone: per uso umano (depuratore, aceto, ecc.), industriale e agricolo (ammendante e concime)
carta: ottima fibra medio-lunga, più volte riciclabile, carta resistente e di qualità”.

Lorenzo Bar

Al convegno tra gli altri hanno partecipato Simon Crouzet della Bambuserie, luogo da dove provengono le piante del Labirinto che da anni con la sua famiglia si occupa di piantare bambù e mantenere le specie, Rita Baraldi dell’Istituto di Bioeconomia di Bologna, che ha parlato dell’impatto positivo che crea l’ecosisteme del Labirinto nell’ambiente circostante, Stefano Devoti, del gruppo Gnap (Global Nomadic Art Project), con cui ha realizzato alcune opere d’arte in bambù e altri materiali reperiti sul luogo. La manifestazione Gnap Italy 2019 è stata resa possibile grazie al Comitato Solchi , ente nato dall’unione di diverse professionalità. Raffaella Cucciniello (avvocato, fondatore di Iurart Studio Legale, con una sezione dedicata al diritto dell’arte, dei beni culturali e della tutela del paesaggio), Filippo Bersani (avvocato, cofondatore di Iurart Studio Legale, il quale si occupa anche di diritto penale ambientale e della proprietà intellettuale), Arianna Beretta (Presidente di CQ – Circoloquadro arte contemporanea) e Stefano Devoti (Artista e Direttore artistico del Progetto Gnap Italy 2019), i quali hanno condiviso le proprie competenze ed aspirazioni al fine di promuovere le condizioni di sviluppo della diffusione del rapporto tra l’uomo che genera e la natura. Centrale, è il concetto di sostenibilità, quale elemento di discrimine per portare in luce significati originari ed ambienti di concreto pregio culturale. 
Il convegno ha ospitato anche la quarta edizione del premio Bambù Rush per la realizzazione di un oggetto di design in bambù, vinto nella categoria Junior da Francesca Catania con il lavoro Urbamboo e nella categoria senior dal Moritz Berger, Stefano Martinelli e Sara Violante con QuBu.

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