Jovanotti a Sarzana, una serata “a cuore aperto”

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Arriva come una star e porta la sua energia anche sul palco del Festival della Mente, a Sarzana. Reduce da una serata da tutto esaurito in quel di Viareggio, dove ha presentato il suo Jova Beach Party, Lorenzo Cherubini si è concesso domenica scorsa per una serata “a cuore aperto” all’interno dell’edizione 2019 del festival sarzanese di fine estate.

Assieme a Jova, sul palco, lo scrittore Paolo Giordano fresco della scrittura del suo quarto romanzo Divorare il cielo.

Il dialogo è subito stato aperto e confidenziale. Si è parlato di musica, di futuro – il tema del Festival – e dell’arte di scrivere canzoni. Un mestiere nato per gioco, quello di mettere dischi, diventato poi una professione, che Lorenzo si è portato dietro dall’adolescenza. Non c’è alcun mistero quindi che dietro alle retrospettive che hanno intervallato le giornate del Jova Beach Party c’è la mano lunga di un deejay che non vuole crescere, ma continua ad emozionare con ritmi provenienti da tutto il mondo e ovviamente anche dal passato.

I tempi sono cambiati, i modi di “vendere” la musica sono diversi, ma il modo in cui nasce una canzone è rimasto lo stesso, ammette Jova: “Per me è come comporre una poesia, sto attento alle rime, mi rifaccio al sonetto, una base su cui impostare le parole, e poi provo a sedermi e registrare il tutto al computer. Perdo intere giornate a comporre canzoni”.

Un mondo diverso da quello di Paolo Giordano che ha raccontato come la nascita di un romanzo abbia bisogno di tempi più dilatati e di intricate trame attorno a cui si svolge la storia.

Ma dopo una carriera che ha visto trasformalo in una sorta di sciamano da cui pendono i balli e i canti dei propri fans, come è possibile avere ancora qualcosa da dire nel futuro?
“Dopo che ho scritto Gimme Five, mi sono chiesto: e adesso che cosa faccio? – Ha detto Lorenzo -. Poi la stessa cosa si è ripetuta con la Tribù che Balla, l’Ombelico del mondo, Bella, e così via, dopo questo Jova Beach Party continuerò a scrivere con la tecnica di sempre, ma senza sapere dove andrò”.

Per Jovanotti, comunicare è importantissimo, lo ripete più volte, per lui fare canzoni è come regalare qualcosa al suo pubblico, bisogna stare attenti, “appostarsi dietro all’angolo per catturare il momento, cercando una chiave di accesso sempre diversa”.

Che il mondo dell’industria musicale sia cambiato non ci sono misteri, le generazioni degli anni ’90, ’80 e ’70 ormai non sono più un target delle grandi etichette, che guardano ad un pubblico piccolo (di età) su cui costruire gli ascoltatori del domani. “Oggi si vuole educare i bambini ad essere dei futuri fruitori di musica, si trovano le canzoni giuste, di pochi minuti, da ascoltare ripetutamente, quindi bisogna stare al passo coi tempi”.

E cosa succede quando su un palco davanti a cui ballano 50mila persone si portano anche messaggi “politici” come quello di Coez a Viareggio? (Una maglietta in supporto di Open Arms). “Non ho nulla da dire a riguardo – commenta Jovanotti – condivido le ragioni di Coez e credo che abbia fatto bene a portare il suo messaggio”. È importante saper usare bene l’energia per comunicare, evitando di “alimentare le forze dell’avversario”.

Due modi di intendere le parole quelli di Paolo Giordano e Lorenzo Jovanotti che hanno riscosso un inatteso successo. Non è facile parlare di comunicazione quando si sta da due parti diverse del mondo delle lettere, da incasellare, ripetere, disporre mai a caso ma sempre con una sorta di tecnica artigianale. Due “autori” che hanno intrattenuto il pubblico in una fresca serata di inizio settembre, poco prima della chiusura di un Festival anche quest’anno riuscito.

(foto Twitter Festival della Mente)

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