In Congo per aiutare gli altri, il prof. Barone pronto a ripartire

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Francesco Barone, Docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila ha svolto 51 missioni umanitarie in Ruanda, Burundi, Senegal e Repubblica Democratica del Congo, destinazione verso cui è pronto a ripartire.

Da solo o accompagnato da volontarie e volontari si è dedicato agli aiuti ai bambini di strada e a quelli che vivono negli orfanotrofi di diverse città, consegnando loro cibo, medicine, vestiti, scarpe e materiale didattico, contribuendo alla scolarizzazione di molti bambini orfani.

Prof. Barone, tra pochi giorni partirà per una nuova missione umanitaria in Congo. Quali sono gli interventi previsti?

Durante la nostra permanenza in Congo agiremo per la realizzazione dei seguenti interventi. Innanzitutto, provvederemo all’acquisto e alla consegna di cibo e di altri viveri per le famiglie che vivono in condizioni di estrema povertà. Consegneremo le medicine, i vestiti e il materiale didattico. Porteremo aiuti agli orfanotrofi di Goma, “Mama wa wote” e “Flamme d’amour”. Favoriremo le dimissioni dei bambini ospedalizzati, le cui famiglie sono impossibilitate a pagare le spese sanitarie. Aiuteremo i bambini di strada e gli ex bambini soldato, ospiti di un Centro di recupero. Sarà inaugurato il Centro “Kwetu – Gli amici di Francesco”. Si tratta di un’importante struttura socio-educativa di sostegno alle famiglie che vivono in un quartiere poverissimo di Goma.

È previsto un nuovo incontro con Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018?

Il programma prevede anche l’incontro con Denis Mukwege.

Nei giorni scorsi a Bussi sul Tirino c’è stata un’importante manifestazione sulla Pace e sulla Solidarietà. Qual è il bilancio di tale giornata?

Il bilancio è decisamente positivo. All’evento hanno partecipato numerose persone per condividere e ribadire l’importanza dei diritti umani, il no alla violenza sulle donne, il no al traffico degli esseri umani e il no allo sfruttamento del lavoro minorile. Per un giorno, Bussi sul Tirino, un piccolo paese abruzzese è stato al centro di un significativo crocevia di persone provenienti da diverse città italiane. A tale proposito, intendo ringraziare tutte/i coloro che hanno partecipato e soprattutto le amiche e gli amici che fin dal primo momento mi hanno aiutato per l’organizzazione dell’iniziativa. Si è trattato di un primo passo verso la costruzione di una nuova idea di umanità, orientata alla realizzazione del bene comune e del ben-essere di ogni suo singolo componente. Soverchiata da un progresso scientifico inarrestabile, la società attuale, stravolta dalle disuguaglianze, dalle ingiustizie e dalle violenze, sta perdendo il significato dei veri valori. Necessita porre nuovamente al centro del mondo la dignità e la libertà di ogni essere umano. È questo che abbiamo tentato di fare nella giornata del 21 luglio a Bussi sul Tirino.

A suo parere, quali sono le possibili soluzioni per fronteggiare la difficile condizione in cui vivono le popolazioni del Terzo Mondo?

Servono interventi concreti e incisivi da parte dei Paesi ricchi del mondo e da parte dei principali Organismi internazionali. Bisogna agire aiutando sul posto le popolazioni vulnerabili, attraverso progetti di cooperazione, le cui fasi siano opportunamente controllate. La pace è un bene assoluto, ma come si può garantire quando esistono evidenti disuguaglianze? Bisogna ammettere che è profondamente ingiusto e intollerabile che le risorse e le ricchezze del mondo siano concentrate nelle mani di pochi, mentre milioni di persone ogni giorno muoiono di fame. L’opposto della pace è la guerra, e la guerra si fa con le armi. Purtroppo, irresponsabilmente si continua a costruirle, sottovalutando i rischi a cui stiamo andando incontro. Tanto, come è noto, chi ordina di usarle, di solito non è mai vittima delle medesime.

Tornando alla prossima missione, qual è il suo stato d’animo?

È un mix di debole preoccupazione e immensa felicità.  Ogni missione umanitaria presenta alcuni rischi. Per me sarà il 52esimo viaggio umanitario. Lo farò insieme a Gianluigi, Ramona e Mara. Nel contempo, sono ben consapevole delle emozioni che vivrò nuovamente abbracciando i bambini che incontreremo. Le loro storie a volte accolgono altre volte travolgono. Come su un’orbita di pianeta si gira, mentre si rafforza l’incontro interpersonale. Tornerò in Africa per fare un nuovo carico di convinzione: per tutti nessun diritto è più importante del diritto alla vita. E poi per incontrare gli amici, Bienvenue e Rachel, referenti dei nostri progetti. E infine, le danze, i canti, i sorrisi. Ad attenderci c’è l’Africa, un sipario sempre aperto, uno spettacolo irripetibile. Qui, ogni arrivo è una partenza e viceversa.