Sabato “alternativo” dei volontari della Croce Rossa a fianco delle persone senza fissa dimora

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Più di 20 persone senza dimora raggiunte e supportate ogni settimana. Sono questi i numeri dell’attività della Croce Rossa della Spezia nell’ambito del progetto “(S)Legami” del Comune, a cui partecipano numerose associazioni che da anni si occupano di situazioni di grave emarginazione sociale: Cooperativa Lindbergh, Buon Mercato, San Francesco Onlus, G.V.V. AIC Italia San Giovanni Bosco, Centro di Ascolto Caritas Diocesana, Mondo Nuovo Caritas, Auser, Missione 2000 e A.D.A.
Il progetto di inclusione sociale, che si pone l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone senza dimora, sta proseguendo fattivamente anche durante la stagione estiva. Nello specifico, le Unità di Strada formate dai Volontari della Croce Rossa sono impegnate nella prima fase del progetto, che consiste nell’avvicinamento e in un’iniziale forma di supporto a chi per problemi familiari, lavorativi e di disagio sociale (o anche per scelta personale) trascorre le notti all’aperto, per strada, con tutte le difficoltà del caso.
Ogni sabato sera i Volontari CRI, opportunamente formati, raggiungono le persone senza dimora sul territorio comunale e distribuiscono generi alimentari, bevande calde, prodotti per l’igiene personale e altro materiale di conforto. Le Unità di Strada sono anche impegnate nell’ascolto delle esigenze e delle preoccupazioni degli assistiti, anche solo per dare loro un conforto in un momento di solitudine o scoramento. Si tratta di un’attività basata sulla relazione di aiuto alla persona e che, nei casi più gravi, prevede anche l’orientamento ai servizi territoriali e la segnalazione di situazioni di particolare disagio.
Nella seconda e terza fase del progetto, entrano in gioco i servizi di prossimità e di accoglienza di base, e infine percorsi di mediazione sociale e alloggiativa, per accompagnare gli assistiti nella ricerca di un lavoro o di un’abitazione. In questo modo opera una vera e propria rete tra le associazioni del territorio – con l’unione dell’esperienza di volontari, educatori, mediatori culturali e assistenti sociali –  per ricostruire quei “legami” sociali andati persi che danno il nome al progetto, “slegando”, nello stesso tempo, le persone senza dimora da una condizione di invisibilità.  

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